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Che portafoglio per Gentiloni

Agli Affari economici rischia di essere un sorvegliato speciale

Stefano Micossi 09/09/2019

Paolo Gentiloni Paolo Gentiloni Ursula van der Leyen presenterà domani la sua squadra e poi definirà il programma di lavoro con il quale presentarsi in Parlamento per ottenerne l’approvazione. La sua impostazione è stata già delineata nel discorso col quale si presentò al Parlamento nel luglio scorso per la conferma alla sua nomina. E' un programma molto "di sinistra": neutralità ambientale, inclusione sociale, salario minimo, investimento nel capitale umano e rilancio del programma "garanzia giovani". Non mancano cenni alla capacità fiscale dell’eurozona e all’esigenza di completare l’unione monetaria, mentre annuncia un'impostazione flessibile al Patto di Stabilità per tener conto dello stato del ciclo economico. Tutto il discorso è centrato sull’esigenza di riconnettere le istituzioni europee a un’opinione pubblica disaffezionata. Di queste tematiche in Italia si discute poco, qualche editoriale isolato di noti intellettuali eurofili, ma per la grande stampa c’è solo un tema sul tavolo; i margini di flessibilità di bilancio dell’Italia.
 
Per motivi non ben fondati, tutta l’Italia pensa che aumentare l’Iva sarebbe un flagello divino; quindi bisogna trovare 23 miliardi solo per sterilizzare le cosiddette clausole di salvaguardia moltiplicatesi nella scorsa legislatura per fingere di muovere verso il pareggio di bilancio. Poi ci sono le spese obbligatorie, circa 5 miliardi; e poi si devono trovare un po’ di soldi da distribuire, che è l’unica nozione di politica di bilancio condivisa da tutti i partiti. Naturalmente, per rilanciare la crescita, che però non arriva mai, perché la struttura degli incentivi privati resta massicciamente distorta e contraria all’impresa e all’investimento. Soprattutto, il mondo politico, la grande stampa, l’opinione pubblica di una cosa non sembrano molto preoccuparsi: la continua lievitazione del nostro debito pubblico, avviato a raggiungere il 135% del Pil. Senza vedere che oggi il mercato ci grazia, perché abbiamo ricacciato i barbari sovranisti nelle loro tane; ma lo spread non mancherà di risalire se la politica di bilancio apparirà inadeguata a mettere il debito su un sentiero di riduzione.
 
In questo quadro, che deve fare Gentiloni? Naturalmente, tutti pensano che debba andare a Bruxelles a chiedere flessibilità di bilancio per l’Italia. La richiesta di un portafoglio economico viene vista da quasi tutti come lo strumento per piegare le politiche europee ai nostri fini, scordando che la politica di bilancio dei paesi membri viene valutata nel Consiglio. Se la Commissione diventasse troppo lasca nei suoi orientamenti, il Consiglio reagirebbe spostando le decisioni verso il meccanismo europeo di stabilità, come del resto già ha iniziato a fare. Scordano anche che ogni Commissario è tenuto a difendere l’interesse europeo, non solo quello nazionale. In questo quadro, l’idea di nominare un commissario italiano all’economia per accomodare l’Italia è ingenua e probabilmente controproducente, perché il Commissario italiano su questo dossier sarebbe un sorvegliato speciale. Meglio un portafoglio diverso, speriamo di peso, e intervenire eventualmente sul tema della disciplina di bilancio nelle discussioni del collegio. Gentiloni ha tutto da guadagnare a impegnarsi seriamente su qualche grande dossier europeo (industria, mercato interno, eccetera), lasciando la questione italiana sullo sfondo.
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