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Che dovrebbe dire Conte a von der Leyen

Domani l'incontro fra il nostro premier e la nuova presidente della Commissione europea

Stefano Micossi 01/08/2019

Ursula von der Leyen Ursula von der Leyen Domani il premier Conte incontra la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen per avviare il confronto sulle politiche economiche dell’Italia, in vista della prossima legge di bilancio. Credo che la lettera inviata da Conte ai suoi colleghi del Consiglio europeo e alla Commissione il 19 giugno scorso offra un’ottima base di confronto. Infatti, mentre ribadisce gli impegni al contenimento degli squilibri di bilancio, secondo le linee programmatiche già incorporate nel DEF della primavera scorsa, la lettera solleva il problema delle (mancanti) strategie di crescita dell’Europa. Se si limiterà a chiedere nuove flessibilità di bilancio, non credo che Conte troverà grande ascolto. Ma se sarà capace di indicare concreti interventi per migliorare la crescita e l’occupazione nel nostro paese, pur all’interno degli stretti vincoli di compatibilità imposti dal nostro debito pubblico sovrabbondante, probabilmente troverà orecchie attente. Ciò richiede, ad esempio, di spostare risorse verso l’istruzione e gli investimenti infrastrutturali, resistendo alle sirene che vorrebbero ancora distribuire risorse agli elettori senza riguardo alla qualità della spesa pubblica. O alla coerenza e integrità del sistema fiscale. Dunque, ai suoi dioscuri giallo-verdi che ora vogliono abolire la Tasi, occorrerà rispondere che non si può continuare a minare i bilanci delle amministrazioni comunali, già devastate dall’abolizione dell’Imu prima casa. Il costo del lavoro deve essere abbattuto riducendo gli oneri contributivi; gli incentivi di industria 4.0 vanno ripristinati; le grandi opere devono essere sbloccate.
 
 
Quanto all’Europa, anche lì c’è molto da fare. L’eurozona è schiacciata verso il basso dagli enormi avanzi commerciali tedeschi; dopo il riequilibrio dei conti esteri della Cina, l’Europa sta diventando il target delle misure protezionistiche Usa. Il mercato interno non avanza; il suo grande potenziale risiede nell’aprire all’integrazione e al consolidamento industriale i grandi servizi a rete, la telefonia, l’energia, i trasporti. I fondi per la ricerca sono abbondanti, ma vengono dispersi in mille rivoli nazionali. L’Agenzia europea per gli approvvigionamenti per la difesa continua a languire, per l’indisponibilità degli apparati militari a  condividere gli standard di fornitura. Anche in materia di immigrazione si stanno aprendo dei varchi interessanti: i nostri partner hanno capito che il problema degli ingressi dal Mediterraneo è un problema comune dell’Europa, non solo un problema dell’Italia. Naturalmente, non guasterebbe se il suo mercuriale ministro degli Interni andasse alle riunioni dove si discutono questi temi, invece di limitarsi a fare propaganda sui social. Insomma, signor Presidente del Consiglio, abbiamo bisogno di più Europa in casa nostra e più Europa a Bruxelles e nelle altre capitali. Lei ha conquistato grandi meriti e credibilità, anche in Europa, evitando al nostro Paese le strettoie della procedura d’infrazione. Ora Lei può fare un altro salto di credibilità, diventando un paladino dell’Europa che funziona.
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