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No, non Ŕ cricket

Finale di partita per Theresa May

Maria Grazia Enardu 18/07/2019

No, non Ŕ cricket No, non Ŕ cricket Il Regno Unito ha vinto i mondiali di cricket per la prima volta. Una valutazione arbitrale a danno dei neozelandesi ha fatto la differenza, nelle esoteriche regole del gioco considerato modello di sport. Non è cricket vuol dire non è leale, onesto. Si potrebbe anche dire non è golf, ma il golfista più famoso del mondo si chiama Donald e lui bara sempre, come ammette chi lo vede sul verde. Theresa May, da settimane in rilassata chiusura di partita, ha ricevuto la squadra per una festa, l'unica prima del diluvio. Arriverà Boris Johnson, che vincerà su James Hunt e che avrà contro sia i ribelli Tory sia i propri sostenitori. Ognuno dei quali vuole il suo particolare Brexit e sarà quindi particolarmente deluso.  Boris biascica e confonde, ma prima o poi deve fare qualcosa, non può incantare tutti i serpenti, dentro e fuori dal Regno.
 
Brexit hard, elezioni, nuovo referendum, rinvio, tutto è possibile ma due cose paiono delinearsi dalle nebbie. L'Ulster non ha un governo locale da oltre due anni. Gli Unionisti, che a Londra sono pilastro della maggioranza, e lo Sinn Fein non trovano accordo e non lo troveranno. Ma qualcuno deve gestire il confine con la Ue che si prospetta chiuso, dicono Johnson e Hunt, senza quel backstop (sospensione) caro a May, e questo significa il ritorno dell'amministrazione diretta di Londra. Una catastrofe per l'Ulster e tutta l'Irlanda. L'altra certezza è che Theresa May non si ritira dalla politica ma rimane ai Comuni. È l'unica a conoscere ogni riga del Brexit, come lo vuole questo o quello e come lo voleva lei, l'accordo con la Ue tre volte bocciato dai Comuni. Ascolterà, forse parlerà, di certo scuoterà il capo. Theresa ha molte colpe, la strategia del temporeggiare in primis, ma è persona corretta, fuori dai covi dei Tory. Lei giocava il suo cocciuto cricket, loro rubavano palle e mazze, Boris vuole svendere le maglie. Ci mancherà, però rimane in zona.
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