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Il fascino (un po' sinistro) del Metropol

L'albergo moscovita teatro delle trattative del leghista Savoini

L'Irriverente 18/07/2019

Il fascino (un po' sinistro) del Metropol Il fascino (un po' sinistro) del Metropol Devo autodenunciarmi: ho alloggiato all’Hotel Metropol di Mosca, anche se per fini turistici e purtroppo non ho parlato con nessuno di intermediazioni su partite miliardarie di petrolio. L’albergo ha il suo fascino. E’ collocato fra il Cremlino, il teatro Bolshoj e piazza Lubjanka dove sorge l’immenso palazzo dei servizi segreti russi (ieri Ceka, poi Kgb, oggi Fsb) e dove  svettava la statua del fondatore della Ceka Feliks Dzerzinskij, rimossa nel 1991 dopo la caduta dell’Urss. Il Metropol sintetizza dunque le tre caratteristiche dell’animo russo: il potere con venature assolutiste (il Cremlino), l’anima artistica e  romantica (il Bolshoj) e il ferreo controllo sociale del dispotismo asiatico (la Lubjanka).  Nei suoi saloni del Metropol, soprattutto nell’immensa sala da pranzo con il soffitto di vetro colorato dove anche al breakfast si pasteggia a caviale (rosso, il meno pregiato), storione, salmone e champanska, si aggirano politici, businessman, turisti e faccendieri di ogni latitudine ed etnia.
 
Il Metropol era considerato il luogo di ritrovo degli intellettuali, dagli scrittori (a partire da Tolstoj), ai pittori (Repin), ai musicisti (Rostropovic). Ma è stato anche teatro di eventi cruenti. Durante la rivoluzione bolscevica vi si svolse una battaglia tra i cadetti zaristi e le guardie rosse, mentre negli anni terribili delle purghe staliniane ospitò parecchi condannati, come Bucharin, nel loro tragico tragitto verso la Lubjanka. Oggi, più modestamente, ospita gli aspiranti businessman alla Savoini che cercano, spesso con poche speranze, di strappare qualche affaruccio ai russi. Che difficilmente scuciono i loro rubli. Ma un’intercettazione non la negano a nessuno.   
 
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