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Il coraggio e il programma della von der Leyen

E per i commissari ha chiesto ai governi di indicare due candidati, un uomo e una donna

Stefano Micossi 17/07/2019

Il coraggio e il programma della von der Leyen Il coraggio e il programma della von der Leyen L’elezione di Ursula Von Der Leyen (VDL) alla presidenza della Commissione Ue è una buona, anzi buonissima notizia, perché è una donna, tedesca e di forte esperienza politica accanto a Merkel. È stata scelta dal Consiglio europeo in barba al principio dello Spitzenkandidat, caro a molti parlamentari popolari (che hanno visto sacrificato il loro mediocre esponente Weber) e socialisti (che hanno dovuto rinunciare al capace e valoroso Timmermans), ma è stata votata in base a un ottimo programma elaborato in stretto contatto con i gruppi parlamentari della sua maggioranza, e si è impegnata a rafforzare in vari modi il ruolo del Parlamento – che certamente la chiamerà a rispondere degli impegni programmatici assunti. Dunque, non sarà una Commissione ‘del Consiglio’, ma piuttosto si accentuerà il legame tra Commissione e Parlamento, già considerevolmente rafforzato con la Commissione Juncker. Sui temi chiave dell’ambiente, dell’immigrazione, dell’inclusione sociale, VDL ha usato parole non equivoche per indicare un cambio di rotta. Sappiamo che non può decidere da sola, ma il suo programma può toccare le corde dell’opinione pubblica, soprattutto dei giovani. Aiuterà la sua immagine fresca ed elegante, dopo una lista interminabile di insopportabili carciofi. 
 
Ha mostrato determinazione con alcuni passi importanti prima del voto. Ha licenziato senza tanti complimenti l’odiato segretario generale, il tedesco Selmayr, voluto da Juncker e nominato dalla Commissione con una forzatura procedurale impresentabile, che alla fine ne ha determinato la caduta. Ha deciso di non rinviare il voto del Parlamento, ma di affrontarlo ora. Si è dimessa preventivamente dal governo tedesco, chiarendo così che intendeva giocare tutte le sue carte sulla posizione di presidente della Commissione, senza reti di sicurezza. Ha indicato ai governi che si aspetta per ogni proposta di Commissario sempre due nomi, di un uomo e di una donna, indicando l’intenzione di scegliere una commissione composta per almeno la metà di donne – e facendo capire che le sue scelte dipenderanno dalla qualità delle proposte. Nel voto, ha perso possibilmente fino a 100 deputati della sua maggioranza: credo che qui abbiano giocato non poco fattori di politica interna tedesca e, certamente, anche la frustrazione di molti parlamentari per il ruolo di proposta ripreso dal Consiglio. Tuttavia, questo non vuol dire che la Commissione non potrà contare sul consenso del Parlamento nell’attuazione del suo programma, dato che quel consenso sarà verificato sui singoli provvedimenti, sui quali si voterà con voto palese.
 
È una buona notizia anche il voto contrario dei sovranisti di Le Pen e Salvini, così come dell’ultra-sinistra, che continueranno a restare nel frigorifero. Resta incomprensibile il voto contrario dei Verdi, che hanno avuto concessioni programmatiche importanti (anche se non facili da realizzare). Il voto favorevole del PIS polacco e di Orban (che resta ben saldo con i popolari) getta secondo alcuni un’ombra sull’elezione di VDL, perché si teme possa attenuarsi l’impegno della Commissione nella difesa della ‘rule of law’ nei paesi membri contro le minacce dei sovranisti. Ma nel discorso programmatico di VDL non vi è segno alcuno di cedimento su questo tema.
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