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La spuria maggioranza di Ursula

E a Strasburgo si spacca il governo gialloverde

Rocco Cangelosi 17/07/2019

La spuria maggioranza di Ursula La spuria maggioranza di Ursula Ursula von der Leyen, designata dal Consiglio europeo come Presidente della Commissione, è stata votata con 384 voti favorevoli a fronte dei 374 necessari per ottenere la maggioranza assoluta del Parlamento di Strasburgo. Un margine risicatissimo, raggiunto grazie anche ai 14 voti favorevoli dei Cinquestelle, risultati alla fine determinanti per la sua elezione, sostenuta dai Popolari, da gran parte dei Socialisti, ma non tutti, e dai liberali. Una maggioranza spuria quindi rispetto a quella che le famiglie politiche tradizionali speravano si sarebbe formata all'interno dell'Assemblea dopo il discorso fortemente europeista pronunciato dalla candidata Presidente. Ma Von der Leyen, nonostante le notevoli aperture fatte sui cambiamenti climatici, non è riuscita a convincere i Verdi, che alla fine hanno deciso di votare contro ed ha perso per strada alcuni voti dei socialisti tedeschi rimasti delusi dall'affossamento del loro Spitzenkandidat, Frans Timmermans.
 
È un voto tuttavia che crea una netta cesura con i partiti sovranisti e nello stesso tempo introduce una nuova variante tra le forze politiche europee, che non mancherà di avere ripercussioni anche sul nostro fronte interno. Salvini si è infatti subito affrettato a stigmatizzare la decisione dei Cinquestelle, sottolineando che con il loro voto hanno fatto perdere al fronte sovranista un'occasione storica per cambiare l'Europa. La mutazione antropologica dei Pentastellati innesca a Strasburgo una nuova dinamica, che isola il gruppo Identitario e sovranista di cui Salvini e Le Pen sono i maggiori azionisti. Un sollievo anche per la neoeletta, che avrebbe avuto grandi difficoltà in patria se la sua elezione avesse ricevuto i voti determinanti della Lega,il Partito che attualmente è percepito in Germania come filorusso e antieuropeo.
 
Il voto di Strasburgo apre dunque un nuovo fronte nella maggioranza gialloverde e offre al M5S e al premier Conte un insperato margine di manovra in politica estera e a Bruxelles. Col voto favorevole dei Cinquestelle, infatti, Conte non solo si può presentare all'incasso del portafoglio pesante richiesto per l'Italia, ma potrà legittimamente pretendere la designazione di una personalità di livello in grado di superare l'esame dell'Europarlamento, che difficilmente potrebbe accettare una candidatura leghista troppo profilata. Ma c'è di più. Conte diventa, dopo il Russiagate nostrano, il garante della collocazione geopolitica dell'Italia a cominciare dall'appartenenza a Nato e Ue. La posizione di Salvini, al contrario, nonostante l'aumento dei consensi in Patria segna un drammatico isolamento in campo internazionale dove perfino i conclamati amici del gruppo di Visegrad guardano con preoccupazione e diffidenza a quanto sta emergendo sugli stretti legami esistenti tra la Lega e gli emissari di Putin.
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