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La bomba a orologeria libica

Il governo di Al Serraj minaccia di liberare ottomila migranti dai campi profughi

Rocco Cangelosi 11/07/2019

Il campo migranti di Tajoura colpito dalle bombe Il campo migranti di Tajoura colpito dalle bombe Dopo il massacro nel campo migranti di Tajoura da parte dell'aviazione del generale Haftar, la crisi libica sembra avvitarsi su se stessa senza, almeno per il momento, nessuna prospettiva concreta di soluzione. La situazione sul piano diplomatico e militare è in completo stallo. Il Consiglio di Sicurezza Onu non è riuscito ad approvare la risoluzione di condanna di Haftar perché gli Usa si sono rifiutati di votarla. Egitto e Russia continuano ad appoggiare l'uomo forte di Bengasi, mentre Turchia da una parte ed Emirati dall'altra alimentano il conflitto con forniture di armi alle fazioni in lotta. Intanto l'inviato speciale dell'Onu Ghassam Salamé, accusato da Haftar di intelligenza con i Fratelli musulmani, sembra giunto a fine corsa e non è più in grado di svolgere alcuna mediazione. Al Serraj, da parte sua, sta considerando per ritorsione il rilascio di 8000 migranti dai centri di detenzione, perché la loro sicurezza non può essere garantita, e avrebbe già liberato 350 migranti superstiti da Tajoura. Sembra poi che la Marina libica abbia ricevuto l'ordine di non procedere più al recupero delle imbarcaziono di migranti, anche se si trovano in acque libiche.
 
Si tratta di un chiaro messaggio alla Comunità internazionale e in particolare all'Europa, i cui Stati rivieraschi e soprattutto l'Italia si troverebbero esposti ad un esodo massiccio difficilmente controllabile. Di fronte a una situazione divenuta esplosiva il nostro governo si balocca con le Ong, disperdendo energie e credibilità, mentre il nostro ruolo in Libia sembra evaporare. Nessuna iniziativa degna di nota è stata intrapresa, né a livello bilaterale, né in sede Onu, né in ambito Ue per cercare di disinnescare la bomba ad orologeria che il governo di Al Serraj sembra voler attivare. Il recente incontro di Conte con Putin non sembra aver dato risultati degni di rilievo, anche perché l'Italia si trova nella scomoda posizione di appoggiare il governo di Al Serraj riconosciuto dall'Onu, mentre Russia e Usa, per opposte ragioni, puntano ancora le loro carte su un Haftar divenuto però anche lui, dopo lo stallo della sua offensiva su Tripoli, un'anatra zoppa.
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