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Un volto nuovo per una Grecia stanca?

Il nuovo premier Mitsotakis fra la Troika e la Macedonia del Nord

Rocco Cangelosi 10/07/2019

Un volto nuovo per una Grecia stanca? Un volto nuovo per una Grecia stanca? Con le elezioni di domenica scorsa, da lui volute dopo il deludente risultato delle europee, Alexis Tsipras ha pagato il tortuoso cammino che ha dovuto percorrere per portare la Grecia fuori dal baratro in cui  era piombata nel 2009. Il leader di Syriza ha dovuto sostenere i costi politici del dietrofront sul referendum del 2015 che aveva detto no alla Troika, la conseguente rottura con Varoufakis e l'adozione di politiche economiche di austerità condite con misure redistributive, che non hanno accontetato la sinistra e hanno spaventato il ceto medio, spostatosi su posizioni di centro destra. A cio' si aggiunga la vivace contestazione subita per aver concesso la denominazione di Macedonia del Nord per la piccola Repubblica balcanica con capitale Skopje.
 
Ma la vittoria di Kyriakos Mitsotakis, discendente della nota famiglia che ha già dato alla Grecia un premier e un ministro degli Esteri, non puo' essere considerata la vittoria del populismo, nè  la riaffermazione di un volto vecchio di un paese allo sbando. Il nuovo premier è un leader moderato che promette in 12 mesi di realizzare il suo programma, fatto di liberalizzazioni e meno tasse, puntando ad arginare i monopoli inefficienti come quello dell'elettricita', rilanciare gli investimenti bloccati per ragioni ideologiche, eliminare le discariche abusive che proliferano in Grecia, rinegoziare le scadenze del debito con i creditori internazionali. Ma il percorso non sarà facile. La via delle riforme imporrà costi sociali e l'abbassamento annunciato delle tasse dovrà passare al vaglio della della Troika.
 
Come l'Italia, Mitsotakis si appresta a chiedere flessibilità e la riduzione dell'obiettivo dell'avanzo primario imposto al governo di Atene, in cambio di riforme e investimenti e il suo programma potrebbe trovare accoglienza a Bruxelles, a condizione che  sia credibile e sostenibile socialmente dato l'inevitabile costo delle riforme, che rischiano di penalizzare inizialmente la parte più povera della popolazione. Resta poi da risolvere il problema dell'accordo raggiunto sul nome della Macedonia, contro il quale Mitsotakis si era schierato apertamente, guadagnando ampi consensi. Un' eventuale riapertura dell'annosa questione non mancherebbe infatti di suscitare reazioni e riserve a Bruxelles e nelle maggiori capitali europee.
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