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Il ricatto nucleare di Teheran

Ultima carta per porre fine alle sanzioni

Rocco Cangelosi 09/07/2019

Immagini dalla centrale nucleare di Natanz Immagini dalla centrale nucleare di Natanz Il governo di Teheran, annunciando di aver superato i limiti di arricchimento dell'uranio imposti dal Jcpoa (il Joint Comprehensive Plan of Action, voluto da Obama) gioca  un'ultima carta per convincere gli Usa ad aprire un tavolo negoziale per definire i termini di una nuova eventuale intesa sul nucleare e attenuare il regime delle sanzioni, che stanno portando l'economia del Paese al collasso. D'altra parte non restano alle autorità iraniane molte alternative. A nulla è servito dare puntuale applicazione ai termini dell'accordo, a nulla sono servite le ispezioni dell'Aiea, che hanno certificato il rispetto degli impegni presi, a nulla sono valsi gli sforzi di mediazione dell'Ue, né la pressione di Russia e Cina parti garanti dell'accordo insieme a Gran Bretagna, Francia e Germania.
 
La verità è che l'unico interlocutore credibile nel bene e nel male appare, agli occhi di Kamenei e Rohani, Donald Trump, che non solo si è ritirato unilateralmente da un accordo da lui considerato viziato ab origine per essere stato negoziato e firmato da Obama, ma ha preteso e ottenuto l'applicazione di durissime sanzioni anche da parte dei suoi alleati europei. Né Pechino e Mosca sono state in grado di attenuare le conseguenze economiche che la decisione americana comporta. Nell'ottica di Teheran non resta altro quindi che il ricatto nucleare. Minacciare in altri termini di dotarsi delle capacità per realizzare un armamento nucleare e su quella base riaprire un negoziato. Docet il precedente di Kim Jong-un, con la differenza, però, che i vicini di casa della Repubblica islamica Israele, Arabia Saudita, Emirati del Golfo, sembrano propendere per un conflitto armato che, con l'intervento statunitense, ponga fine al regime di Teheran, anziché ricercare soluzioni pacificatorie.
 
Si apre così una delicata partita giocata sul filo del rasoio con contrapposte visioni e interessi e con una Unione europea marginalizzata ma destinata a subire le maggiori conseguenze nel caso di un conflitto. La posta in gioco è molto alta e una eventuale apertura delle ostilità non lascerebbe certo indifferenti Russia e Cina di fronte ai profondi sconvolgimenti che una crisi iraniana provocherebbe nella regione. E' quindi precipuo interesse dell'Ue porre sul tavolo una revisione dei termini dell'accordo in modo da garantire agli Usa maggiori controlli in cambio di meno sanzioni. Ma per il momento ogni iniziativa è rinviata a novembre, quando la nuova Commissione si insiederà, nella speranza che nel frattempo la situazione non degeneri e che la campagna elettorale ormai avviata per la Casa Bianca dissuada Trump da intraprendere imprese avventate.
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