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Trump a tutto campo tra Osaka e Corea del Nord

Mentre gli Usa restano all'opposizione sui cambiamenti climatici

Rocco Cangelosi 02/07/2019

Donald Trump e Kim Jong-un Donald Trump e Kim Jong-un Come era da attendersi il vertice del G20 di Osaka si è concluso con una dichiarazione che, come quelle precedenti di Buenos Aires e Amburgo, testimonia il disaccordo americano sulle due questioni centrali in agenda: cambiamenti climatici e commercio. Sul primo aspetto gli Usa hanno ribadito il loro dissenso sull'accordo di Parigi, mentre per quanto riguarda il protezionismo non si è registrata alcuna rinuncia, ma solo un auspicio dello sviluppo del libero commercio. Il tutto condito nel comunicato finale dalle rinnovate buone intenzioni di aumentare la crescita e attenuare le disuguaglianze. Ma se sul piano multilaterale il G20 ha prodotto esiti deludenti, sul piano bilaterale è stato ricco di risultati, talora sorprendenti, confermandosi come un foro estremamente proficuo per i capi di Stato e di Governo per affrontare questioni di reciproco interesse. In particolare è risultato fruttuoso l'incontro Trump Xi Jinping che ha consentito una tregua nella guerra dei dazi e l'avvio di un nuovo ciclo di negoziati che include anche il noto contenzioso Huawei.
 
Altrettanto di rilievo è stato l'incontro del presidente americano con Putin, che ha consentito uno scambio di vedute sulla situazione mediorientale, divenuta centrale a causa delle tensioni crescenti nel golfo di Oman e della decisione iraniana di superare i limiti imposti dall'Aiea per l'arricchimento di uranio, a seguito dell'irrigidimento delle sanzioni americane. Ma Trump è andato oltre e non si è fatto sfuggire l'occasione per imbastire un incontro con Kim Jong Un, che gli ha consentito, primo presidente americano nella storia, di varcare il confine fra le due Coree. Un gesto non solo di grande impatto mediatico, ma dettato anche dalla necessità di evitare di vedere gli Stati Uniti impegnati in un doppio fronte in Corea del Nord e in Iran, nei confronti del quale Trump sembra voler concentrare la sua azione diplomatica e militare a seguito anche della pressione crescente dei suoi alleati tradizionali Israele, Arabia Saudita ed Emirati del Golfo.
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