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Come la Brexit ha distrutto la politica inglese

E il nuovo Parlamento europeo si ritrova al proprio interno un gruppo di deputati britannici "guastatori"

Stefano Micossi 12/06/2019

I banchi del governo britannico ai Comuni I banchi del governo britannico ai Comuni I cambiamenti nella geografia elettorale prodotti dalle elezioni europee hanno tra i caratteri comuni l'indebolimento dei partiti tradizionali di centro-destra e centro-sinistra, ma in nessun paese si è verificato un terremoto comparabile a quello del Regno Unito. Per ricordare: 29 seggi sono andati al partito Brexit di Nigel Farage (che ne aveva presi 24 con il partito Ukip, poi disciolto dopo il referendum pro-Brexit); 16 seggi ai Lib-Dem, che ne avevano uno; 10 al Labour di Jeremy Corbyn, che ne aveva 20; 7 ai Verdi, che ne avevano 4; 4 ai Tory, che ne avevano 19; 3 allo Scottish National Party, che ne aveva uno. Dunque, i due partiti che si erano alternati al potere per gli ultimi 70 anni, Tory e Labour, escono con le ossa rotte, il primo addirittura frantumato. Entrambi pagano comportamenti estremi di cinico calcolo politico e, nel caso della May, ormai dimissionaria, di seria incapacità.
 
La signora ha giocato per due anni con lo slogan "better no deal than a bad deal", salvo poi riconoscere che il suo paese non poteva permettersi il no-deal a poche settimane dalla scadenza della data per l'uscita dall'Ue, il 29 marzo. Per tentare di mantenere unito il suo partito, ha cercato l'accordo con l'opposizione Labour solo a tempo scaduto. Poi si è presentata a Bruxelles con il cappello in mano per chiedere un'estensione del termine dell'uscita. La gran sorpresa - e forse anche gran stupidaggine - è che il Consiglio europeo ha unilateralmente esteso la proroga fino al 31 ottobre, mentre la richiesta britannica si limitava al 30 giugno. Fino ad allora il Parlamento europeo dovrà funzionare avendo al suo interno una settantina di deputati inglesi, tra i quali oltre la metà contrari all'Ue. Con quali danni per il funzionamento del Parlamento, staremo a vedere.
 
Corbyn non è stato da meno. Ha agitato davanti al governo e al paese la bandiera dell'unione doganale e si è barcamenato tra Leavers e Remainers, contro la maggioranza del suo partito (che resta Remain), sperando che il crollo del governo Tory gli avrebbe aperto la strada a nuove elezioni e poi al governo senza dover scegliere. Entrambi hanno lanciato l'ipotesi di un nuovo referendum quando oramai ogni margine di compromesso alla Camera di Comuni era bruciato. Così hanno consegnato il paese ai Leavers e il Regno Unito probabilmente uscirà senza alcun accordo, visto che Il Consiglio europeo non accetterà di riaprire il negoziato sul Withdrawal Agreement raggiunto dalla May, e quell'accordo è nel frattempo diventato indigeribile per tutte le forze politiche inglesi. Il paese pagherà un prezzo elevato.
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