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La vestale Theresa se ne va, ma non subito

Parte la lunga ricerca del nuovo leader dei conservatori

Maria Grazia Enardu 10/06/2019

Theresa May Theresa May Theresa May in vignetta viene bene: spalle aguzze, scarpine e collanoni. E' arrivata al top grazie ai pugnalamenti dei rivali, era una Remain ombrosa ma capace di coniare il mantra Brexit means Brexit, infatti ognuno voleva il suo. Ci ha provato per 3 anni, doveva chiudere 3 mesi fa, è affondata in Parlamento tre volte, ci lascerà, ma non del tutto. Rimarrà parlamentare, perché solo questo sa e vuole fare e sarà l'unica persona nel Regno a sapere tutto del Brexit e del suo infelice accordo con la Ue, mentre il paese oscillerà tra la fuga all'indietro e la ritirata in avanti. E' stata ministro degli Interni, dura e anonima, obbediente e defilata, ma istruita su quel che accadeva nel Regno, vedeva tutto. Da Primo ministro forse ha fatto qualcosa oltre il Brexit, ce lo racconteranno. Sta uscendo una sua biografia, di uno storico che ha definito il Brexit la più grave crisi degli ultimi tre secoli (con buona pace di Napoleone e Hitler).
 
Perché il Brexit è problema soprattutto interno, ma Theresa ha dovuto lanciarsi in un mondo per lei insondabile, la politica estera. L'idra della Ue, 27 teste incredule ma anche più solidali di certi Tory; la special relationship con lo special Donald; il Commonwealth, privato dell'utile sponda verso la Ue; il resto del mondo, diviso tra ex colonie ingrate ed ex nemici pronti al colpo finale. Ma è finita, Theresa è sposata non con Philip bensì con il partito che l'ha tradita. Robotica e incapace di arrendersi, l'hanno stanata i mitici uomini in grigio che fecero fuori Thatcher e che stavolta hanno dovuto compiere parecchi tentativi a vuoto - Theresa li anticipava. Tirava avanti perché è solitaria, niente club, conciliaboli, drink, a modo suo una vestale. Oggi comincia la guerra per la successione, partono in 11, stasera prima scrematura, l'ultimo a perdere si godrà il Brexit e tutto il resto.
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