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La fiaba di Donald a palazzo

Il rapporto fra Trump e la Regina

Maria Grazia Enardu 05/06/2019

La fiaba di Donald a palazzo La fiaba di Donald a palazzo È l'archetipo delle favole, dalla bella e la bestia a Lilli e il vagabondo. Volendo, anche  Mark Twain, Il principe e il povero. Un poveretto che magari ha fatto fortuna, come il nostro, e una regina vera, consacrata e collaudata, l'epitome, e nessuno dall'Europa alla Polinesia le può fare concorrenza, nemmeno Vittoria. Si avvera la promessa di Theresa May due anni fa, una visita di stato: 3 giorni di pompa, cena coreografata, principi a iosa, guardie col colbacco e porcellane secolari. Ce l'abbiamo fatta. Il perfido NYT racconta che Donald nel 1953, a 7 anni, vide la madre, povera immigrata scozzese, fissa davanti alla tv per l'incoronazione di Elisabetta. Pura magia. Peccato che Donald si sia presentato con un frac memorabile, nemmeno Calogero Sedara ha fatto peggio.
 
Elisabetta, come i re del medioevo, potrebbe imporre le mani e curare Donald dalla rabbia che lo rende arancione. La sovrana sa sussurrare ai cavalli, potrebbe ricondurre se non alla scuderia perlomeno in corsia un mulo scatenato di nome D. Carlo, ambientalista convinto e irritante, ha retto l'urto e ha un'arma segreta, il potere di invitare chi vuole alla sua incoronazione. Certo, Donald e Melania non hanno dormito a Buckingham Palace, come gli Obama, e no, non ci sono lavori in corso. Ma va bene così, tutti i Trump di oggi si sono lustrati gli occhi e lo racconteranno ai Trump di domani. Fuori, la pazza folla, un pallone gonfiato, Theresa May in uscita che nega stretta di mano,  Boris Johnson che spinge, Nigel Farage che vince. Questa sì che sarebbe una special relationship, quindi God save the Queen e la corte del breve miracolo.
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