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La Ue vista da lontano, troppo lontano

Gli Stati Uniti e le elezioni europee

Maria Grazia Enardu 28/05/2019

Donald Trump Donald Trump Gli Usa hanno un Dipartimento di Stato che funziona maluccio, per l'esodo di diplomatici seguito all'elezione di Trump, la mancata nomina di parecchi ambasciatori, e il suo Mike Pompeo, ex direttore della Cia, può anche essere bravo a leggere le situazioni complesse, ma poi deve spiegarle a Trump, che notoriamente presta attenzione solo per pochi minuti. Il vero esperto di politica estera, John Bolton, è un superfalco con attenzione concentrata su Iran e Cina, e la Ue scivola fuori dal radar. Dopo le elezioni Ue, abbiamo una situazione di nuove forze, flussi, ricomponimenti, di cui Donald capirà una cosa sola: non hanno vinto i sovranisti, eppure Bannon si era speso tanto, Loser. La settimana prossima sarà a Londra, dove la povera Theresa vorrà parlare solo di commercio libero e special relationship, che per gli Usa vuol dire solo commercio del più forte. In assenza di una presidenza capace, il profilo della nuova Ue sarà interpretato da ogni soggetto Usa a modo suo.
 
Un vuoto grave, da cui però la Ue può trarre vantaggio. Il coro americano di sorpresa è quasi unanime, lo sforzo di vedere l'insieme di 28 elezioni oneroso, quindi ci si concentra sul fallito sfondamento a destra, sullo scontento generale, sulla mancanza di forti politiche unitarie e ovviamente sul Brexit, compreso il botto di Farage, che tornerà a Bruxelles. Ma alcune cose emergono per i più attenti: il centro ha retto e l'ambiente, odiato da Trump, ha più difensori. E c'è in Ue più voglia di Ue. Concetto semplice che non va spiegato, ma proprio enunciato a Trump, 10 secondi. Dai settori del "deep state" che ancora si occupano di politica estera razionale, anfratti del Dipt di Stato, angoli di Congresso, pure boardrooms di Wall Street, forse emergerà la voglia di lavorare con questa Ue, che ha visto il ritorno al voto di tanti, soprattutto giovani. Con un sistema elettorale che funziona per tutti, non come quelli made in Usa: una lezione di democrazia.
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