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La Chiesa contro i populismi

Lo scontro tra il ôpopoloö di Salvini e il ôpopoloö di Papa Bergoglio

Iacopo Scaramuzzi 23/05/2019

papa Francesco papa Francesco Certo già l’Umberto Bossi degli anni ruggenti tuonava contro i “vescovoni”, certo anche la Cei di Camillo Ruini andò a testa bassa contro il Governo dell’epoca del “cattolico adulto” Romano Prodi, e certo il Vaticano ha già sconfessato un esecutivo in carica quando Silvio Berlusconi si perse nei meandri del bunga-bunga. Attriti, frizioni, anche sberleffi tra le due sponde del Tevere non sono mai mancati nella storia d’Italia, neppure di recente. Ma è difficile ricordare un frangente nel quale Palazzo Chigi e il Palazzo apostolico siano stati così apertamente, irrimediabilmente ostili, che la Chiesa si schierasse senza esitazione all’opposizione della traballante coalizione giallo-verde e, in particolare, della Lega di Matteo Salvini, e che un leader di lotta e di governo si mostrasse senza vergogna antipapale. Segno di tempi fuori dall’ordinario. Perché gli eventi delle cronache – il Papa che benedice i rom dopo le minacce di Casal Bruciato, difende i migranti in tempi di porti “chiusi”, paragona i populismi alle dittature degli anni Trenta, manda un cardinale a sabotare i sigilli della centralina elettrica in cui vivono le famiglie di uno stabile occupato, e d’altra parte Salvini che indossa la maglietta “il mio Papa è Benedetto”, frequenta il cardinale capofila della fronda anti-bergogliana Raymond Leo Burke, bacia rosari e invoca la Madonna ad un comizio in cui il Papa viene fischiato – rivelano qualcosa che va ben al di là della campagna elettorale per le Europee e ben al di là dei confini italiani.
 
Tanto la politica quanto la Chiesa stanno vivendo cambiamenti d’epoca profondi. I “populisti”, in Italia come nel resto d’Europa, in America del nord (Trump) come in quella del sud (Bolsonaro), vogliono archiviare le famiglie politiche che hanno governato negli ultimi decenni, nel nome del “popolo”. E nel nome di un altro popolo, il “popolo di Dio”, Papa Bergoglio ha ripreso le fila del Concilio Vaticano II per una riforma della Chiesa che va dalla morale alla liturgia, dalle finanze vaticane agli abusi sessuali, dal ruolo di donne e laici al contrasto al “clericalismo”. Chiesa e politica non potrebbero essere più distanti sull’accoglienza degli immigrati e il risorgere del nazionalismo, sui rapporti con l’Islam e sulla definizione di cittadinanza. Lo scontro è esacerbato da un Pontefice fuori dall’ordinario, che ha non pochi oppositori interni, e da una classe politica in cerca di identità e al traino di un elettorato quanto mai volatile. Ma l’asprezza è anche dovuta al fatto che entrambi, governanti e pastori di anime, trono e altare combattono una battaglia esistenziale per il bene di ciò che più hanno a cuore: il proprio popolo.
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