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Lo scandalo di Strache scuote il fronte sovranista

Mentre il fronte europeista cerca di serrate le fila

Rocco Cangelosi 20/05/2019

Lo scandalo di Strache scuote il fronte sovranista Lo scandalo di Strache scuote il fronte sovranista Le dimissioni di Heinz-Christian Strache, vice cancelliere austriaco e leader del partito di estrema destra, sono piombate come un macigno sul raduno di Milano, dove Salvini, insieme a Marine Le Pen, Wilders ed altri leader sovranisti, hanno arringato la folla per la nuova Europa. E' stato un duro colpo per chi predica il recupero della  propria sovranità, apprendere che uno dei maggiori rappresentanti del fronte euroscettico svende ai russi posizioni di potere e appalti in cambio di finanziamenti occulti per la campagna elettorale. In realtà la crisi di governo aperta dal cancelliere Kurz con il conseguente  ritorno alle urne in settembre, avrà sicuramente ripercussioni  sulle elezioni europee della settimana prossima e sulla formazione del nuovo Parlamento di Strasburgo. 
 
Il fronte sovranista di per sé già molto disomogeneo conosce così un ulteriore motivo di frammentazione, poiché difficilmente i rappresentanti  di un partito in odore di tangenti russe potranno trovare la loro collocazione insieme  ai partiti di Marine le  Pen, Wilders o degli autentici svedesi e finlandesi che predicano a torto o ragione correttezza e trasparenza. L'ondata sovranista potrebbe in realtà cominciare  a refluire proprio a partire dalle elezioni europee. Segnali in tal senso provengono da tutta Europa, dove i voti perduti dalle famiglie tradizionali del Ppe e del Pse sembrano destinati in larga parte  ad essere  rimpiazzati dai verdi e dai partiti ecologisti, che interpretano le istanze per un  maggiore impegno per salvare l'ecosistema, e per questo chiedono istituzioni europee più forti.
 
Lo stesso Salvini  comincia a rendersi conto che il collante antiemigratorio è fragile e cerca di rassicurare gli elettori moderati sperando in improbabili alleanze con il Ppe, escluse peraltro categoricamente da Angela Merkel. A una settimana dalle elezioni, mentre il fronte europeista formato da Ppe, Pse, Alde, fiancheggiato dai verdi e dal movimento "en marche" di Macron, sembra serrare le fila, sul versante opposto i popolar-sovranisti trovano pochi motivi di convergenza e tendono a differenziarsi tra loro. Il panorama politico del nuovo Parlamento europeo potrebbe pertanto apparire caratterizzato da una accentuata frammentazione a destra e, nonostante un prevedibile aumento di voti di alcuni partiti come la Lega, non muteranno sostanzialmente gli equilibri complessivi in favore del blocco europeista.
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