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Libia sull'orlo della guerra civile

Haftar all'attacco della Tripolitania in vista della Conferenza Nazionale sul futuro assetto del Paese

Rocco Cangelosi 05/04/2019

Libia sull'orlo della guerra civile Libia sull'orlo della guerra civile A pochi giorni dalla Conferenza Nazionale,che dovrebbe tenersi a Gadames dal 14 al 16 aprile,il generale Khalifa Haftar rompe gli indugi e muove un convoglio di circa 300 blindati alla volta di Sirte e Tripoli, sostenendo di voler liberare la regione dal terrorismo. La mossa del Rais di Bengasi ha fortemente allarmato il debole governo tripolino di Al Serraj, che ha mobilitato le truppe per far fronte a un'eventuale invasione da parte del LNA (Libian National Army) di Haftar in Tripolitania, teoricamente sotto la sua giurisdizione. A favore di Al Serraj gioca il ruolo delle milizie di Misurata e Zintan,che per quanto tra loro rivali, sono pronte a coalizzarsi contro l'invasore per evitare di perdere potere nella rispettiva zona di influenza. L'ambasciatore di Libia all'Onu Mehdi Al-Mujrabi ha presentato una denuncia al Consiglio di Sicurezza accusando il generale di Bengasi e il suo Esercito nazionale libico di "atti di terrorismo e crimini di guerra".
 
Nel frattempo il segretario generale dell'Onu Antonio Guterres è arrivato in Libia, per "sostenere il processo politico libico verso la pace, la stabilità, la democrazia e la prosperità del popolo libico". Ma la tensione sta crescendo e già si segnalano scontri con morti e feriti. Haftar, che ha deciso di rompere la debole tregua concordata con Al Serraj a Palermo nel novembre scorso, vuole probabilmente precostituire una situazione di fatto da far valere alla Conferenza Nazionale destinata a tracciare il futuro assetto politico e istituzionale del Paese. In realtà, i rapporti di forza tra i due leader libici sono nettamente a favore di Haftar, che vuole accreditarsi come unico interlocutore credibile in grado di garantire la transizione verso una situazione di stabilità. D'altra parte, il governo di Tripoli, nonostante sia il solo legittimamente riconosciuto dall'Onu,non sembra più avere il controllo della situazione e la sua debolezza appare sempre più evidente. In questo contesto si pone anche un problema per l'Italia, unico Paese occidentale con un ambasciatore accreditato presso il Presidente Al Serraj, che controlla a stento il quartiere della città adiacente al porto.
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