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Una nuova era per il Giappone

...dalla pace alla solidarietÓ. Differenze e analogie con l'Italia

Giuseppe Roma 01/04/2019

Il premier giapponese Shinzo Abe Il premier giapponese Shinzo Abe Osaka, 2 aprile - Dal primo maggio prossimo, con l'abdicazione dell'imperatore Akihito a favore del figlio Naruhito, il Giappone passerà dall'era della "Pace ovunque" (Heisei), da lui avviata nel gennaio del 1989, a quella dell'"Ordine e armonia" (Reiwa). Lo ha deciso il governo col parere di una commissione di esperti, assecondando una tradizione che dura dal 645 d.c. In realtà, la traduzione in inglese dei media nipponici e la spiegazione data dal premier Abe è molto più evocativa. L'auspicio per i prossimi decenni sarebbe, infatti, di trovare "bello prendersi cura gli uni degli altri". Una speranza che crescano relazioni e solidarietà fra le persone. Denominare con un motto le fasi politico-istituzionali ha certo un significato più forte che l'uso dei numeri ordinali come avviene da noi (prima, seconda... repubblica). Ma Italia e Giappone hanno antropologia e radici culturali che per certi versi sono agli antipodi, tanto i nipponici appaiono meticolosi e organizzati, e noi inventivi ed estemporanei.
 
Eppure esistono alcune coincidenze da non sottovalutare. Pur essendo fra le più grandi economie del pianeta (il Giappone è terzo dopo Usa e Cina) almeno da vent'anni Italia e Giappone restano relegate a bassi tassi di crescita. Per entrambi i sistemi, al dinamismo del dopoguerra si è andata sostituendo una progressiva stagnazione. Con una popolazione doppia dell'Italia, comunque, i nipponici producono un Pil (5.221 miliardi di dollari) che è due volte e mezzo il nostro. Demografia e alto debito costituiscono indubitabili fattori frenanti. Con il 27% di ultra sessantacinquenni il Giappone è al primo posto al mondo per incidenza degli anziani sulla popolazione, l'Italia è al secondo posto con il 23%. Quanto al debito pubblico, secondo il Fmi nel 2017, loro avevano raggiunto il 236% del pil, noi il 131%.
 
Non mancano difficoltà e problemi anche nella terra del Sol Levante dove è stato rilevato che un terzo dei ponti e delle gallerie stradali sono in cattive condizioni, ma non ci sono risorse per manutenerle o ricostruirle. Eppure, secondo un sondaggio pubblicato pochi giorni fa su un robusto campione, il 14% dei giapponesi ha giudicato l'era che si sta per concludere come buona e un ulteriore 59% abbastanza buona. A tirare su i giudizi positivi sono stati i millennials, che non hanno conosciuto i periodi spumeggianti dei decenni precedenti, come gli anziani che per questo risultano più  critici. Dovremo anche noi gradatamente assuefarci alla crescita zero e ridurre le aspettative? Speriamo di no.
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