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Settimana cruciale per la Brexit

Si discute di rinvio, ma c'e' il nodo delle elezioni europee

Rocco Cangelosi 11/03/2019

Settimana cruciale per la Brexit Settimana cruciale per la Brexit Tra martedi 12 e giovedì 14 marzo si consumerà il psicodramma della Brexit, in cui Governo e Parlamento britannici si sono cacciati dopo lo scellerato referendum del giugno del 2016. Theresa May si presenterà a Westminster pressoché a mani vuote. Rispetto al voto del 15 gennaio, che l'aveva vista clamorosamente soccombere, la premier ha ben poco da offrire salvo una dichiarazione interpretativa sul backstop irlandese da inserire nell'accordo, ma che difficilmente servirà a ribaltare la situazione. Si prospetta così per il giorno dopo il voto sul "no deal", ma anche in questo caso non vi sarebbe una maggioranza sufficiente. Il giorno 14 quindi il voto dovrebbe essere sul prolungamento dei due anni previsti dall'art.50. Ma il problema e' sapere di quanto e per fare che cosa. Il rinvio in effetti non potrebbe essere troppo lungo per evitare interferenze con le elezioni del Parlamento europeo.
 
Tuttavia a Westminster c'è chi spera ancora che si possa ottenere un margine di tempo più ampio. Si parla di 9 mesi che potrebbero consentire un ripensamento e un ritorno alle urne per elezioni anticipate o per un nuovo referendum che rimetterebbe in discussione la decisone di uscire dalla UE. Circola anche la tesi che l'art.22 del TFUE potrebbe essere invocato, date le circostanze eccezionali, per superare il problema delle elezioni del PE in Gran Bretagna, che verrebbero congelate in attesa della conclusione della vicenda. Una costruzione piuttosto ardita, ma Bruxelles ci ha abituato ai compromessi impossibili. Intanto e' cominciato "il blame game" tra le forze politiche e da una parte e dall'altra si grida al tradimento. Una situazione piuttosto ingarbugliata,dalla quale non si vede come Theresa May potrà uscire indenne.
 
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