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Lui e loro

Trump e la Camera democratica

Maria Grazia Enardu 10/01/2019

Alexandria Ocasio-Cortez Alexandria Ocasio-Cortez Il risultato delle elezioni midterm di novembre è quasi definitivo (manca solo un seggio alla Camera), e il Congresso si è insediato, senza grandi cambiamenti al Senato, dove i repubblicani rimangono maggioranza, ma alla Camera è stata una rivoluzione. I democratici hanno 39 seggi in più, e dentro c'è di tutto. Anzi, i due schieramenti sono pianeti diversi. Maschile e quasi tutto bianco uno; con un quarto femminile e colorato l'altro, e infatti fa paura a tanti. Le foto entreranno nei libri di storia, le neodeputate avevano abiti diversamente plumbei. Nancy Pelosi, che a quasi 80 anni torna ad essere Speaker della Camera almeno per un mandato (2 anni) era in rosso sbarazzino, aria nuova anche per le veterane. Mentre le reclute fanno sensazione, in particolare Alexandria Ocasio-Cortez, già promossa alla sigla AOC. Viene dal Bronx, 29 anni, fama di radicale che conferma: come Lincoln e Roosevelt, dice. Mira alto, e dove, se no? Paul Krugman, dal New York Times, ha detto che se AOC vuole tassare i ricchi, la scienza delle finanze le dà ragione.
 
Il problema è mettere insieme le molte anime democratiche per proporre e legiferare alla Camera e cercare spazi al Senato. E anche controllare e indagare, Trump ne dà vasta materia, non governa, anzi i più importanti ministeri hanno ancora titolari provvisori (Difesa, Giustizia, etc) e 800 mila dipendenti federali sono bloccati dallo shutdown dovuto al disaccordo Casa Bianca-Camera sul muro col Messico. I repubblicani pensano lugubramente al 2020, sia per le presidenziali, sia per le nuove politiche dove rischia di saltare il "loro" Senato, diversi seggi sono marginali. I democratici devono essere propositivi e in grado di intercettare l'elettorato, o falliranno. Pelosi e la leadership hanno anche il compito di formare i nuovi eletti e avviarli ad essere leader, di partito e sul territorio. Divisi cadranno, ed infatti è quel che sperano i disperati repubblicani. Trump sta già preparando primarie che schiacceranno qualunque rivale e, quindi, il partito stesso. Vincerà chi commette meno errori.
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