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Retromarcia sul clima

Alla Cop24 battuta d'arresto contro i cambiamenti climatici

Pia Saraceno 14/12/2018

Retromarcia sul clima Retromarcia sul clima La Cop 24 entra nella giornata finale. Vi è una bozza del libro delle regole ancora non finalizzata ma le principali definizioni e la struttura della governance sono state tracciate, si è raggiunto meno di quanto si sarebbe voluto, soprattutto il senso di urgenza è stato ripetutamente messo in discussione. Un esito in parte prevedibile, a questa conferenza tra le parti si è giunti dopo ripetuti attacchi al multilateralismo che hanno dato voce e legittimità politica ai gruppi che negano l’urgenza di politiche di contrasto al “global warming” (che uno autorevole studio del Met inglese suggerisce ora di chiamare d’ora in poi “global heating”). Nel 2015 l’accordo di Parigi era stato aperto invece dopo un lavoro di preparazione durato un anno, i Paesi con largo anticipo si erano detti inequivocabilmente favorevoli al raggiungimento di obbiettivi condivisi ed all’implementazione di strumenti per renderli possibili.
 
L’affermazione dei nazionalismi ha restituito invece potere ai produttori delle fonti fossili. Gli Usa ancora presenti alla Cop24 nonostante la loro decisione di uscire dall’accordo, hanno avuto alleati nella Russia, Arabia Saudita e Kuwait nel boicottare, edulcorare il senso di urgenza e rallentare discussioni di sostanza. Nella sessione plenaria l’organo preposto alla consulenza scientifica e tecnologica (SBSTA) è stato costretto a ore di discussione, non solo lessicale, su come tener conto dell’ultimo documento IPCC. Il punto critico, oggetto di uno scontro, si trovava frase  che doveva “welcome“ o “ take note” le conclusioni dello “Special Report on Global Warming of 1.5 °C”. Alla fine si è "preso nota", cioè si sono messe in dubbio le conclusioni e si è voluto indebolire l’agenzia dell’Onu che lo ha predisposto.
 
La fase politica del negoziato è iniziata questa settimana con accorati richiami dell’Onu. Il presidente, la cui presenza non era in programma nella fase conclusiva, è tornato a Katowice da Marrakech dove ha dovuto incassare altre defezioni alla firma del “Global Compact”sui migranti. Ha ricordato le molte questioni  ancora aperte alla vigilia della conclusione, lamentato la necessità di rendere concreto l’impegno  finanziario a sostegno dei paesi più vulnerabili (si è lontani dai 100 milioni di dollari all’anno cui ci si era solennemente impegnati). L’Europa, la Nuova Zelanda ed i paesi in via di sviluppo hanno rafforzato il messaggio ribadendo il loro impegno a dare il loro contributo al contenimento dell’aumento delle temperature al di sotto dei 1,5 gradi. Ma il messaggio che emerge è che invece di accelerare al momento si è inequivocabilmente avuta una battuta d'arresto. Un paese importante come la Cina che vorrebbe assumere un ruolo di leadership con scelte ambientali per molti versi radicali, sta fornendo ai paesi asiatici e non meno sviluppati le tecnologie per la costruzione di 17 centrali a carbone. 
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