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La lezione del Brasile -2-

Il rischio di collasso delle democrazie

Domenico De Masi 11/12/2018

La lezione del Brasile -2- La lezione del Brasile -2- In questi giorni nelle librerie brasiliane sta andando a ruba la traduzione di How Democracies Die, un saggio dei professori di Harward Steven Levitsky e Daniel Ziblatt, che hanno studiato a fondo il collasso dei regimi democratici in Europa, in America Latina e, da ultimo, negli Stati Uniti di Trump. Il libro mette in allerta sul fatto che oggi le democrazie non terminano con una rottura drastica, come una rivoluzione cruenta o un golpe militare, e che l’autoritarismo si afferma con l’indebolimento graduale delle istituzioni e con la lenta erosione delle norme politiche consolidate.
 
Come mai tanto successo in Brasile di questo libro, scritto poco prima che Bolsonaro, nel ballottaggio del 7 ottobre scorso, conquistasse la presidenza della repubblica con 57,7 milioni di voti? Perché tutti gli altri – i 47 milioni che hanno votato per l’avversario Fernando Haddad, candidato del Partito dei Lavoratori (PT) ma soprattutto i 42 milioni che hanno votato scheda bianca o nulla – cercano di capire, anche attraverso la lettura di questo libro,  dove andrà a finire il loro paese. Cercano di capire se Bolsonaro li riporterà nella condizione dittatoriale del 1964-1985 o se, contraddicendo ciò che ha proclamato durante la campagna elettorale, rinuncerà a privatizzare tutto, a osteggiare i sindacati, a ostacolare la parità uomo-donna, l’aborto, i gay, gli immigrati e gli indios, ad appoggiare l’uso privato delle armi, la pena di morte e persino la tortura.
 
I 42 milioni che hanno votato scheda bianca o nulla si sono posti in posizione equidistante tra un militare che prometteva tutto questo e Haddad, rispettato professore universitario di scienza politica e apprezzato ex-ministro della pubblica istruzione. Lavandosi le mani come Pilato, di fatto hanno consentito a Bolsonaro di prendersi tutto il potere. Poi, per placare i loro scrupoli, non hanno perso occasione per dirsi sicuri che il neo-eletto sarà molto più democratico di quanto lasciò credere durante la campagna elettorale. Ma Bolsonaro non ha perso tempo. In poche settimane ha annunziato lo spostamento dell’ambasciata in Israele da Tel Aviv a Gerusalemme; ha affidato sei ministeri ad altrettanti generali e ufficiali dell’esercito; ha preso come suoi diretti collaboratori tre figli: Flavio per i rapporti con il Parlamento, Eduardo per la strategia politica e Carlos come ministro-ombra della comunicazione. Il suo ministro degli esteri ha dichiarato che la globalizzazione non esiste: è un’invenzione dei marxisti. Il suo ministro della Pubblica Istruzione, fortemente voluto dagli Evangelici, ha incitato gli studenti a denunziare, tramite cellulare, tutti i professori che osano criticare il nuovo governo Dunque Bolsonaro sta bruciando le tappe verso l’autoritarismo più di quanto il libro di Levitsky e Ziblatt autorizzasse a temere. E se la sua marcia forzata dovesse incrinarsi, a rimetterla in corsa ci penserebbero i militari che ormai blindano questa presidenza.   
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laura Mirakian 15/12/2018 15:30
Illuminante l'articolo di De Masi, grazie De Masi, Laura Mirakian