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Clima, in Polonia inizio in salita

Il presidente polacco: non possiamo rinunciare al carbone

Pia Saraceno 05/12/2018

Clima, in Polonia inizio in salita Clima, in Polonia inizio in salita La Cop 24 è appena cominciata, Gli stati membri dovranno lavorare per scrivere le linee guida per attuare l’accordo per il Clima di Parigi e dovranno iniziare ad allocare le risorse per sostenere i paesi meno sviluppati. Ad oggi stime indipendenti concludono che i piani nazionali (Indc) presentati dai paesi che hanno sottoscritto ci porterebbero a temperature superiori ai 3,2 gradi, molto lontano dall’obiettivo di contenimento al di sotto di 1,5 gradi. L’avvio della conferenza tra le parti, dopo le dichiarazioni non solo di rito delle istituzioni internazionali per sottolineare l’urgenza di dare corpo a misure più ambiziose ed efficaci,  ha già visto però emergere  le posizioni di chi denuncia la necessità che la propria transizione sia più lenta per non penalizzare lo sviluppo.
 
La Polonia, paese ospitante, per bocca del suo presidente Duda è stato il primo a dichiararlo pubblicamente, invocando il ruolo strategico del carbone per la “sovranità energetica”. Varsavia intende ridurre il peso del carbone nel suo mix energetico al solo 50% entro il 2030, di fatto smentendo gli obiettivi Ue di azzerare le emissioni entro il 2050. Possono essere mosse tattiche, ma non è un buon inizio, in un contesto dove sono esplose le resistenze di fasce di popolazione e categorie professionali (la protesta dei gilet gialli è la prima in Europa)  al farsi carico dei costi della transizione energetica. Resistenze che si saldano almeno temporaneamente  con gli interessi dei produttori di fonti fossili.
 
Vedremo nei prossimi giorni, ma è già chiaro che i grandi leader, dopo che hanno ritualmente ribadito al G20 che manterranno gli impegni di Parigi (Usa esclusi) non saranno presenti. Ciò che la Cop24 tuttavia dovrà realizzare,  sfruttando gli impegni ribaditi dal G20, è costruire le basi per il più impegnativo Summit del 2019. Non sarà di poco conto se riuscirà a: spingere per una rivisitazione dei piani nazionali; puntare alla scrittura di iniziali ma chiare linee guida che possano rendere l’accordo di Parigi operativo; dare segnali sulla necessità di accelerare il finanziamento di progetti contro il cambiamento climatico nei paesi in via di sviluppo; dare voce alla rabbia e alla frustrazione dei paesi e delle aree del mondo più vulnerabili.  
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