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Libia, molte incognite sulla conferenza di Palermo

Cruciale il rapporto con la Francia e con Haftar

Rocco Cangelosi 04/10/2018

Enzo Moavero Milanesi e Mohamed Taha Siala Enzo Moavero Milanesi e Mohamed Taha Siala Mentre l'Italia rischia il declassamento sui mercati finanziari e l'apertura della procedura d'infrazione da parte della Commissione europea, il ministro Moavero annuncia coraggiosamente che la conferenza sulla Libia si terrà come previsto il 12/13 novembre a Palermo. Si tratta di una scommessa per la nostra diplomazia, in una congiuntura politica difficile per l'Italia che si è vista costretta per ragioni di sicurezza a congelare il rientro a Tripoli dell'Ambasciatore Perrone accreditato presso il governo di Al Serraj, ma dichiarato persona non grata dal Parlamento di Tobruk. Il successo della Conferenza non è affatto scontato, sia per quanto riguarda la partecipazione delle principali fazioni libiche, sia per quanto riguarda le eventuali conclusioni.
 
Tutto dipenderà dalla presenza e dal livello dei maggiori stakeholder a partite dall'uomo forte di Bengasi, la cui partecipazione non sembra ancora del tutto sicura: Moavero si è infatti limitato a dire che il generale Haftar ha manifestato interesse per la conferenza. Poi si dovrà vedere chi rappresenterà Usa e Russia. Per assicurarsi un livello adeguato Moavero volerà a Mosca la prossima settimana nella speranza che il collega Lavrov ed eventualmente Putin influenzino positivamente Haftar, mentre Il premier Conte fa affidamento su una possibile partecipazione di Trump che ha rinnovato i suoi impegni per la creazione, insieme all'Italia, di una cabina di regia per la Libia in occasione dell'incontro a margine dell'Assemblea Onu.
 
Il nodo cruciale per un esito positivo resta comunque il rapporto con la Francia. Macron si è esposto patrocinando la tenuta delle elezioni in dicembre, ma è stato smentito dallo stesso Consiglio di Sicurezza Onu, che non ritiene che ci siano le condizioni per tenere una consultazione elettorale in tempi così ravvicinati. Tuttavia la Francia potrebbe mantenere il punto, sostenendo la posizione di Haftar favorevole al confronto elettorale. Un'intesa con i cugini d'oltralpe appare quindi ineludibile se l'Italia vuole ottenere a Palermo un successo tangibile che apra la strada a un processo di pacificazione e stabilizzazione del Paese.
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