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Il prezzo pagato da Conte a Trump

Un "rapporto privilegiato" con molti obblighi

Rocco Cangelosi 31/07/2018

Il prezzo pagato da Conte a Trump Il prezzo pagato da Conte a Trump Come era da attendersi l'incontro tra Conte e Trump si è concluso con uno stucchevole scambio reciproco di complimenti per il nuovo corso impresso dalle rispettive leadership come "outsiders della politica" in Italia e negli Stati Uniti. Il governo giallo-verde viene indicato da Trump come esempio da seguire in Europa, ne condivide le linee della politica migratoria, promette una cabina di regia italo americana sulla Libia, lascia intravedere la possibilità di un trattamento preferenziale per i prodotti agroalimentari italiani nell'applicazione dei dazi (anche se il presidente americano non ha mancato di ricordare il deficit di 31 miliardi degli Usa nell'interscambio con l'Italia), incoraggia la realizzazione del gasdotto Tap e gli investimenti americani in Italia. 
 
Conte può così rivendicare di aver ottenuto per l'Italia il ruolo di interlocutore privilegiato di Washington nei rapporti Ue-Stati Uniti, uno status che Trump concede volentieri e a buon mercato, con l'obbiettivo di rafforzare il fronte sovranista e indebolire le velleità riformiste del duo Merkel Macron. La posizione  acritica italiana nei confronti della Trumpolitics, certamente non piacerà a Berlino e a Parigi e aumenterà la diffidenza nei nostri confronti. Non solo ma i prezzi politici da pagare comporteranno un nostro impegno invariato in Afghanistan, l'appoggio alle sanzioni Usa verso l'Iran, con un danno ingente per le esportazioni italiane (nonostante il clamoroso annuncio di Trump di voler incontrare Rohani), un maggiore impegno finanziario per Nato, il mantenimento degli impegni per l'acquisto degli F35, un sostegno incondizionato alle scelte di politica estera americana indipendentemente dalla valutazione obbiettiva degli interessi italiani. Quanto poi l'Italia possa far valere l'appoggio americano in Europa e nel Mediterraneo è tutto da verificare. Non solo, ma ritenere che il ricorso al grande fratello americano possa impensierire i nostri interlocutori europei è non solo pura illusione, ma una sconfessione di fatto della linea politica che finora ha consentito all'Italia di ottenere rispetto e credibilità nel mondo come uno dei principali paesi fautori dell'integrazione europea.
 
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