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La calda estate del Brexit

Westminster nel caos va in vacanza

Maria Grazia Enardu 20/07/2018

La calda estate del Brexit La calda estate del Brexit A Londra c'è un nuovo ministro del Brexit dopo le dimissioni di Davies. Dominic Raab ieri ha incontrato il delegato EU, Barnier, e avrà fatto la scena di chi arriva ora. E' stata una via crucis, Trump compreso. Prima l'intesa sul Brexit, siglata nella residenza dei Chequers. Tutti d'accordo sul documento, cioè no, visto che Davies e Johnson (Esteri) hanno lasciato dopo 2 giorni. Johnson ha fatto un confuso discorso ai Comuni, torna essere deputato e giornalista, mestieri dove le bugie causano meno danni che da ministro. Il governo ha fatto votare un “fermo alla porta”, ovvero in Irlanda non ci sarà un confine duro. Peccato che alcuni deputati Tory abbiano violato una sacra prassi, il “pairing” (se un deputato opposizione è impedito, un deputato maggioranza non vota). Sono contenti gli irlandesi tutti ma dovrà esserlo pure Bruxelles, dove cominciano a capire che il Parlamento e il governo di Londra, ognuno nelle sue competenze e reciproci intralci, non sanno come andare avanti, come tornare indietro e nemmeno come scansarsi. Pensano davvero che la loro proposta dovrà essere accettata dalla Ue. Imprese e finanza sono nel panico, in Olanda hanno appena reclutato mille doganieri da buttare in prima linea, nel macello che verrà. Il governo è stato pure salvato in Parlamento dal voto di alcuni laburisti, dissidenti su tutto. Theresa May e Jeremy Corbyn duellano rivangando il passato e ignorando il futuro. Il mantra di May “Brexit means Brexit” comincia a sembrare una lapide. 
 
L'unica buona notizia, per dire, è che il Parlamento va in vacanza. Evitando al governo di andar sotto almeno per qualche settimana, e nel frattempo sbroccheranno in ogni sede, giornali, tv, tutto fuorché ragionare. I Tory sono spaccati ma non c'è un successore a May, i laburisti pure e quindi si vaneggia di elezioni in autunno. L’unico modo per dire a Bruxelles che occorre più tempo, le calende britanniche, e una visione comune, quella di Londra.
TAG: brexitmay
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