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Migranti, i nodi al pettine

Rischiamo un clamoroso isolamento sui respingimenti "secondari"

Rocco Cangelosi 21/06/2018

Migranti, i nodi al pettine Migranti, i nodi al pettine I nodi stanno venendo al pettine. Dopo gli incontri diplomaticamente impeccabili del premier Conte con Macron e Merkel, emerge la dura realtà degli interessi che agitano il pre-vertice sui migranti di domenica a Bruxelles in vista del Consiglio europeo. Conte e Salvini stanno sperimentando come sia difficile costruire alleanze credibili per dare alla questione migratoria la svolta che l'Italia auspica. Le offerte di collaborazione di Germania e Francia si stanno rivelando solo di facciata, mentre il punto centrale dei respingimenti cosiddetti "secondari" (il rinvio dei migranti nei Paesi di primo approdo, quindi soprattutto l'Italia) rischia di penalizzarci fortemente. D'altra parte Merkel non ha scelta. La posizione inflessibile del suo ministro dell'Interno e leader della Csu Seehofer rischia di far saltare Shengen e la Grosse Koalition, con il blocco delle frontiere bavaresi. Macron ha colto la palla al balzo e nel bilaterale ha dato pieno sostegno a Merkel su questo punto, in cambio dell'impegno tedesco per la creazione di un bilancio dell'Eurozona sulla falsariga delle proposte Schaueble. Ma non basta: sulle posizioni franco-tedesche convergono i Paesi di Visegrad, in favore dei respingimenti e contrari alle ripartizione dei richiedenti asilo su base obbligatoria. L'Italia rischia così un clamoroso isolamento su uno dei temi più qualificanti del nuovo governo.
 
Conte minaccia di non andare al pre-vertice di Bruxelles, di disapplicare il trattato di Dublino agli arrivi via mare e di mettere il veto sulle conclusioni del Consiglio europeo. Intanto le diplomazie sono al lavoro, per cercare in qualche modo di "accontentare" l'Italia e coinvolgerla in un accordo ormai preconfezionato. Ma si tratta solo di promesse e chimere. La trasformazione di Frontex in guardia di frontiera è un impegno rilevante e difficilmente attuabile in tempi brevi, la creazione di centri di smistamento in alcuni Paesi africani o balcanici di transito incontra l'opposizione dei Paesi stessi, le quote obbligatorie non sembrano essere all'odg e il Fondo per l'Africa appare del tutto insufficiente. Forse non è ancora troppo tardi per trovare un compromesso, ma il governo Conte dovrebbe inserirsi nel negoziato franco-tedesco e non fare affidamento sui paesi di Visegrad o sull'Austria che perseguono obiettivi in palese in contrasto con i nostri interessi, ne' tantomeno appoggiare le tesi estreme di Seehofer in contrapposizione a quelle più concilianti della Merkel.
 
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