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Il disordine in Siria (e a Washington)

Dopo il bombardamento di Usa, Francia e Gran Bretagna

Maria Grazia Enardu 16/04/2018

Il disordine in Siria (e a Washington) Il disordine in Siria (e a Washington) In Siria i missili occidentali, il disordine, la guerra che ha distrutto il paese e ora uccide tra le macerie, è il risultato del diverso ordine che ogni parte vuole imporre. Putin vuole Assad e basi militari nel Mediterraneo, l’Iran vuole Assad e controllare aree arabe con la leva sciita. La Turchia detesta Assad, ma a volta ci traffica, e odia tutti i curdi in particolare i propri. I sauditi non vogliono Assad e nemmeno gran parte dei ribelli, salvo quelli che finanziano. Il Qatar fa quel che può, in senso antisaudita. Gli americani guardano, riforniscono alcuni movimenti, ogni tanto colpiscono forze di Assad e alleati. Dopo l’attacco con gas a Douma, francesi e inglesi hanno colpito siti assieme a USA, Macron si sente in marcia verso i vecchi mandati francesi in Levante e May vuole distrarre dal  Brexit e sentirsi un po’ imperiale. Intanto Israele ha in Siria una parallela guerra, contro l’Iran  e gli sciiti libanesi di Hezbollah, si considera alleata di USA e amica di Russia ma può portare la guerra a nuovi livelli. Tra tutti, il più coerente è Putin, considera il Medio Oriente prioritario e ha una strategia netta: controllarlo e interdirlo ad altri.
 
Il disordine di Washington si chiama Donald. Che dagli affari propri,  spesso fallimentari e truffaldini, è passato all’Ufficio ovale. Ha problemi con il Russiagate, con l’FBI, con signore varie, con i collaboratori e il partito. Donald ha una sola priorità: sopravvivere. Attacca e contrattacca via tweet, il suo modus operandi è il caos, e spaventa più gli alleati che i nemici. Non era mai accaduto che una gravissima e irresolubile crisi internazionale vedesse una tale somma di disordine. Dopo 7 anni, la Siria è un tumore con metastasi, a decorso lento - e la lentezza aumenta l’imprevedibilità, cioè il caos.
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