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La crisi siriana nelle trattative per il Governo

L'Italia pu˛ non partecipare e rifiutare le base senza minare le alleanze

Rocco Cangelosi 13/04/2018

La crisi siriana nelle trattative per il Governo La crisi siriana nelle trattative per il Governo La questione siriana irrompe nelle trattative per il governo, aprendo un dibattito tra i partiti che appare per molti aspetti fuorviante. Fino ad ora infatti la partecipazione italiana ad azioni in zone di guerra e' avvenuta quasi sempre sotto il cappello di organismi internazionali e con interventi prevalentemente di peace keeping o peace enforcing, conformemente a quanto previsto dalla nostra Costituzione, che rifiuta la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. La nostra partecipazione alla prima guerra del Golfo nel 1991 (Andreotti presidente del Consiglio e De Michelis agli Esteri), fu decisa nel quadro di una risoluzione dell'Onu. Nel 1999, per le intese in ambito Nato, Il governo D'Alema autorizzò per la guerra in Kossovo l'utilizzo dello spazio aereo italiano, delle basi sul territorio nazionale, e mise a disposizione dei cacciabombardieri per le operazioni aeree. Fece eccezione la nostra partecipazione alla seconda guerra del Golfo decisa dal governo Berlusconi, che aderì  alla "coalizione dei volenterosi" promossa da Bush junior per superare la spaccatura in seno al Consiglio di Sicurezza ONU e tra i Paesi Ue. Quanto alla Libia, la concessione nel 2011 dell'utilizzo della base di Sigonella fu giustificata sulla base di  una risoluzione Onu e di un coordinamento in ambito Nato, nonostante le perplessità di Berlusconi, allora presidente del Consiglio.
 
Nel caso siriano non si tratta come si sostiene da alcuni, di effettuare scelte che pregiudichino la nostra appartenenza alla Nato o all'Ue. Gli interventi punitivi nei confronti di Assad sono stati preannunciati da Usa, Francia e Gran Bretagna al di fuori del quadro Nato e Onu. Siamo pertanto di fronte ad interventi unilaterali e il nostro Paese ha tutto il diritto,come ha fatto la Germania, di sfilarsi dall'operazione. Spetta al Governo in carica, sentito in ogni caso il Parlamento, valutare se acconsentire all'utilizzo da parte americana delle basi italiane e in particolare di Sigonella. Se da parte italiana dovesse essere opposto un rifiuto, ciò non comporterebbe alcuna violazione delle alleanze. Al contrario, sarebbe una  posizione coerente con le tradizionali posizioni della nostra politica estera, che tende a privilegiare il quadro multilaterale rispetto alle iniziative unilaterali e a favorire soluzioni politiche che evitino l'uso della forza.  Parlare invece  dello spirito di Pratica di Mare, appare in questa congiuntura prematuro, poiché mancano del tutto i presupposti per un dialogo tra Russia e Nato.
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