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I "danni collaterali" di Mr Facebook

L'audizione di Zuckerberg e l'esigenza di regolare i social media

Maximo Ibarra 11/04/2018

I I "danni collaterali" di Mr Facebook Chi ha seguito con attenzione l’audizione di Mr. Facebook & Whatsapp & Instagram, Mark Zuckerberg, forse,  avrà colto nello sguardo e nelle risposte del giovane trentenne fondatore l’atteggiamento di chi ha finalmente capito la portata di quanto è  accaduto., assumendosene le  responsabilità.  Anche se, probabilmente,  lo ha ritenuto  inevitabile nel contesto dell’inarrestabile sviluppo di internet: un po' come un trascurabile “danno collaterale”. In realtà, però,  quello che mi ha colpito è che all’improvviso il Congresso degli Usa si sia reso conto che la Società di Menlo Park è un monopolio mondiale dei social network e della messaggistica, con circa 2 miliardi di utenti unici. Un monopolio non regolamentato che ha potuto prosperare e crescere, grazie all’immenso business della pubblicità personalizzata, utilizzando i dati dei propri clienti per costruire profili di consumo e comportamentali sempre più sofisticati e approfonditi.
 
Nessuno si è  mosso  o quantomeno nessuno ha voluto capire pienamente le modalità con cui veniva acquisito il consenso al trattamento dei dati personali per finalità commerciali o per altri scopi, così come non si è mai prestata sufficiente attenzione alla protezione dei dati da parte dei social network. Altri settori più tradizionali vengono sottoposti da decenni a controlli da parte delle diverse autorità nazionali e sovranazionali,  come la Ue, affinché non si verifichino distorsioni competitive, non si consolidino posizioni monopolistiche e soprattutto non vengano messe in atto pratiche commerciali scorrette che possano ledere gli interesse dei consumatori, anche sul fronte della tutela della privacy. Nel mondo di Facebook e Google, solo per citarne alcuni, questo non si è mai verificato con la stessa intensità e determinazione, per cui eviterei di far finta di meravigliarsi. É giunto il momento che tutte le Istituzioni e i Governi si impegnino nella costruzione di  un sistema di regole e controlli che rendano  queste piattaforme  più trasparenti, per proteggere la privacy digitale di miliardi di persone.
 
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