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Il procelloso Oceano Pacifico

Tra nuova area di libero scambio CPTPP e il vertice Usa-Corea del Nord

Fabrizio Galimberti 12/03/2018

Il procelloso Oceano Pacifico Il procelloso Oceano Pacifico "Il TPP è morto, viva il CPTPP!”: dalla ‘Trans-Pacific Partnership’ alla ‘Comprehensive and Progressive Trans-Pacific Partnership’ il passo è stato breve, anche se l’acronimo si è allungato. Australia, Brunei, Canada, Cile, Giappone, Malaysia, Mexico, Nuova Zelanda, Perù, Singapore e Vietnam sono i firmatari dell’accordo di libero scambio, siglato proprio nel giorno in cui Trump, che si era ritirato dal TPP, ha firmato i dazi su acciaio e alluminio. Nel Pacifico molte cose succedono e l’Oceano sembra essere più procelloso che pacifico. Da una parte il protezionismo di Trump (che si muove nel commercio internazionale con la classica grazia di un elefante in cristalleria) mette in crisi regole e procedure del Wto e minaccia Cina ed Europa di nuove barriere. Trump lamenta (giustamente) che la Cina mette dazi del 25% all’import di auto Usa, mentre l’America ha un dazio di solo il 2,5% sulle auto cinesi. Anche se i volumi in questione sono bassi, casi come questo attizzano le voglie protezionistiche del presidente.  Dall’altra parte Trump stesso torna sui suoi passi e ventila la possibilità di tornare nell’accordo TPP/CPTPP, mentre i dazi su acciaio e alluminio non saranno applicati a Messico e Canada (di gran lunga, quest’ultimo, il più grosso fornitore di questi metalli).
 
Forse, per attenuare le tensioni, l’Ue potrebbe chieder di venire a far parte del CPTPP. Il Pacifico è lontano, ma dato che Hernán Cortès (cittadino Ue ante-litteram) fu il primo occidentale a guardare il Pacifico («silent upon a peak in Darien» , come scrisse John Keats), non si vede perché debba essere vietato. E magari, con dentro gli Usa, le guerre commerciali potrebbero avere una tregua. Il solo problema sta nel 'convitato di pietra', la Cina, che fin dall'inizio era esclusa dal TPP e che ora è nel mirino del fucile mercantilista di Trump. Intanto, nel Pacifico del Nord, c’è la speranza di un’altra pacificazione nella penisola coreana. L’incontro fra Trump e il dittatore nord-coreano – quasi rivoluzionario come fu quello fra Nixon e Mao nel 1972 – vede per ora Kim Jong Un in posizione di vantaggio, visto che vede riconosciuto il suo ruolo di interlocutore nucleare. Ma in ogni caso si tratta dell’allentamento di una di quelle famose ‘questioni geopolitiche’ citate dagli analisti come possibili inciampi nel cammino di un’economia mondiale che si era avviata verso una solida ripresa.
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