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La madre di tutti gli interrogatori

Trump vuole incontrare l'investigatore del Russiagate Mueller

Maria Grazia Enardu 29/01/2018

La madre di tutti gli interrogatori La madre di tutti gli interrogatori Da settimane si sa che l’investigatore del Russiagate, Mueller, vuole interrogare Trump. In marcia di aggiramento, ha già sentito il ministro della Giustizia Sessions e prima o poi toccherà a Bannon, ex stratega di Trump ma disposto a rispondere. Se Mueller portasse Bannon o altri davanti a  un Gran giurì, dove non sono presenti gli avvocati, le conseguenze sarebbero imprevedibili, anzi attese. Ma il teste più importante è Donald, che ora si dice pronto a vedere Mueller. I suoi avvocati lo vorrebbero in un bozzolo di ferro,  temono che esageri, si contraddica e sbotti. Preferiscono domande e risposte scritte, definiscono Mueller un “killer”, vedono l’ interrogatorio come suicida, perché Trump sarebbe se stesso, e pure imbaldanzito dopo Davos.
 
Trump e altri hanno già mentito sui contatti con i russi e sarebbero stretti tra l'intralcio alla giustizia e la falsa testimonianza, che è reato anche senza giuramento. Trump è convinto di rischiare solo la collusione, che non è un reato, dice.  Mueller lavora in silenzio,  fuori filtra assai poco e solo dagli avvocati dei testi. Ogni potenziale teste (o indagato) è in contrasto con molti altri, con dinamiche che lavorano per Mueller. Un interrogatorio di Trump segnerà la storia USA, politica e cinematografica, sarebbe un copione da Oscar. Alec Baldwin, sosia perfetto, che ha parlato delle difficoltà di imitare l’inimitabile, forse ci pensa già. In Codice di onore, film del 1992, Tom Cruise nel ruolo di avvocato saputello stuzzica  Jack Nicholson,  arrogante colonnello dei marines, e lo trasforma da teste reticente a reo confesso. E’ l’archetipo del duello, da Omero in poi. L’unico elemento non drammatico è il ciuffo arancione.
TAG: trump
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