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Su Gerusalemme l'Onu vota contro gli Usa

Grande maggioranza e parecchie astensioni

Maria Grazia Enardu 22/12/2017

Nikki Haley, ambasciatrice Usa all'Onu Nikki Haley, ambasciatrice Usa all'Onu La grande scommessa della sessione straordinaria dell'Assemblea Generale Onu sulla scelta Usa riguardo a Gerusalemme erano gli astenuti. Si sapeva chi avrebbe votato contro, ma potevano esserci novità sull’astensione. C'è stata una serie di interventi da parte di Paesi che avrebbero altro da risolvere, tipo Yemen, Siria, Venezuela. La Cina ha invitato alla moderazione, ma con due Stati e Gerusalemme capitale di entrambi. La Santa Sede (osservatore) ha invocato lo status quo, disciplina esoterica per i più. Israele ha definito l'Onu come burattini dei palestinesi, no comment.
 
Nel panorama è spiccato il duro discorso di Nikki Haley: gli Usa pagano i conti dell'Onu (non tutti, e non sempre puntuali!) e vogliono rispetto, cioè obbedienza. Concetto chiaro ma anche un po' cafone, una volta gli Usa invocavano grandi principi e famose dottrine, mica il dollaro. Gli Usa, dice Haley, ricorderanno chi ha votato contro. E visto che il Dipartimento di Stato dell'era Trump è un po' disastrato, nessuno ha spiegato a Donald la procedura Uniting for peace, inventata nel lontanissimo 1950, guerra di Corea. Ovvero in gravi casi l'Assemblea può aggirare il Consiglio di Sicurezza e i veti dei membri permanenti convocandosi in sessione di emergenza, come ieri.
 
Ma la vera attesa era per il voto: chi avrebbe seguito Usa e Israele? Chi si sarebbe astenuto? 128 hanno approvato la condanna degli Usa. Contro c'era la solita pattuglia, 9 in tutto: Usa, Israele, Isole Marshall e altri frammenti di Pacifico, più Togo, Honduras, Guatemala. Più interessante il gruppo dei 35 astenuti. Europei: Polonia, Cechia, Ungheria, Croazia, Lettonia, Romania, ovvero gran parte dell'Est Europa. Occidentali grossi: Australia, Canada, Messico (con discorso critico), Filippine. C'erano anche 21 assenze.
 
In un certo senso, hanno vinto tutti meno Trump: la risoluzione, per quel che vale, è passata con voti occidentali importanti. I 35 astenuti, compresi i grossi vicini degli Usa, hanno passato la palla, domani è un altro giorno. Semmai l'Europa orientale ha dinamiche di cui dobbiamo tenere conto. Il paese meno rilevante è apparso essere Israele, che vive in una sua dimensione, solitaria nonostante Trump.
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