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Bullismo all'Onu

Gli Usa contro tutti

Maria Grazia Enardu 20/12/2017

Nikki Haley Nikki Haley Una certa prepotenza istituzionale è insita nel Consiglio di Sicurezza Onu, dove i 5 seggi permanenti sono molto più importanti dei 10 temporanei. Se uno solo dei grandi si oppone, nulla può l’insieme degli altri. Una risoluzione preparata dall’Egitto, di opposizione alla scelta Usa di trasferire l’ambasciata a Gerusalemme, è stata approvata da tutti meno uno, quindi risulta bocciata. Nikki Haley, rappresentante Usa, è stata durissima: gli Usa possono mettere l’ambasciata dove vogliono. Vero, ma non è questo il punto. Dove voleva arrivare, lo si è capito quando ha citato e biasimato la risoluzione approvata esattamente un anno fa, sotto Obama, di condanna a Israele per l’occupazione. Allora ci furono 14 voti a favore e la cruciale astensione Usa. Stavolta il veto, solitario, ha bloccato tutti, compresi gli occidentali critici, non solo i membri permanenti Francia e Gran Bretagna ma i temporanei Italia, Svezia, Giappone.
 
Haley era visibilmente cupa, e ha definito la fallita risoluzione un insulto. La prossima tappa è l’Assemblea Generale, dove tutti i voti sono uguali e dove passerà, giovedì. Ma Haley ha già annunciato che si segnerà i nomi di chi voterà contro gli Usa e che il presidente ne terrà accurata nota. E questa si chiama intimidazione mafiosa, come d’altra parte è stile di questa Casa Bianca. Dalla lista dei cattivi si vedrà un quadro interessante, ma è anche possibile che diversi Stati condizionabili preferiscano passare per disobbedienti a Trump pur di non sembrare prostrati. L’isolamento Usa è tale che anche Netanyahu teme ricadute sul suo paese. Il livore di Haley ha forse una spiegazione personale: considerava il seggio all’Onu come un trampolino politico per un radioso futuro repubblicano e ora scopre che, lontano dalla bolla della Casa Bianca, il mondo è assai diverso, potremmo dire che è cambiato il clima così odiato da Donald. Che almeno ha fatto goal sulle tasse, o almeno così crede.
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