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Migrazioni e stabilitÓ

Barlumi di speranza dal vertice di Abidjian

Rocco Cangelosi 05/12/2017

Un barcone di migranti alla deriva Un barcone di migranti alla deriva Intervenendo ai Dialoghi Mediterranei, organizzati a Roma da Ispi e Ministero degli Esteri, l'inviato speciale Onu per la Libia Ghassan Salamé ha parlato della possibilità che le elezioni generali possano svolgersi nel 2018. Una dichiarazione che si rifà in parte all'impegno che sarebbe stato preso in tra il generale Haftar, che detiene il controllo di gran parte della Cirenaica e il presidente del governo legittimo di Tripoli Al Serraj, dopo il loro incontro ad Abu Dhabi il 2 maggio scorso, in vista della scadenza e delle prospettate modifiche degli accordi firmati a Skhirat in Marocco nel dicembre 2015. Ma Salamé ha fatto chiaramente intendere che le elezioni potranno svolgersi proficuamente solo sulla base di una legge elettorale condivisa, che data la frammentazione del potere in Libia tra le varie fazioni e milizie, in primis quella dell'ex premier Ghwell, non può essere data per scontata.
 
Intanto qualche passo avanti sul problema migratorio sembra essere stato fatto nel corso del vertice di Abidjan, dove i vari attori e in particolare l'Ue sembrano aver preso coscienza della dimensione del problema e della necessità in primo luogo di rafforzare le strutture statuali dei Paesi africani e mediterranei per controllare i flussi migratori. Ovviamente il controllo sarà tanto più efficace quanto più sarà accompagnato da una consistente politica di sviluppo ed investimenti destinati a creare condizioni di vita sostenibili nelle regioni interessate dal fenomeno migratorio. Qualcosa si muove dunque all'orizzonte sia in Libia sia in Africa, ma sarebbe azzardato parlare di una svolta. Le difficoltà sono innumerevoli e gli intralci causati dalle interferenze esterne di potenze interessate ad affermare la loro presenza egemonica nella regione potrebbero determinare pericolosi rallentamenti e deviazioni dal percorso virtuoso tracciato ad Abidjan.
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