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La resa di Manafort e l'assedio a Trump

I primi arresti del Russiagate

Maria Grazia Enardu 31/10/2017

Paul Manafort Paul Manafort Paul Manafort e un suo associato, Gates, lunedì si sono costituiti all'Fbi per imputazioni su cospirazione, frode fiscale e riciclaggio. Una “resa” di un personaggio chiave del Russiagate, al bivio tra processo o scelta di collaborare. La cospirazione riguarda il lobbying non registrato, illegale, sono 18 milioni di dollari, anzi 75 in tutto,  dall'Ucraina esentasse. Manafort si è detto non colpevole, ora è ai domiciliari con cauzione di 10 milioni, che ha trovato. Contro di lui all'inizio, più che prove c'era un Cv e un tenore di vita troppo alto. Prima di dirigere la campagna elettorale di Trump, si era occupato di Marcos (Filippine), Mobutu (Zaire) e Yanukovych (Ucraina, filo-russo, deposto nel 2014). Non trovava più incarichi negli Usa, finché non lo prese Trump. Voi assumereste una persona così? Bè, dipende da quel che volete fare, ma anche Trump dovette scaricarlo, troppo chiacchierato.
 
Come da tradizione, l'Fbi ha seguito i soldi. Ancora più pericoloso per Trump un altro ex collaboratore, Papadopoulos, che si è detto colpevole di contatti con i russi. E poi c'è Michael Flynn, ex generale e ministro alla Sicurezza interna dimessosi dopo un solo mese, indagato per altri fondi russi. Trump fa scelte infelici davvero. In questa crisi i soldi contano parecchio. Non solo il governo è fatto di uomini di affari, salvo i 3 generali, ma la battaglia è ora sulle tasse. La popolarità di Trump precipita, non ancora nello zoccolo duro ma tra i cosiddetti indipendenti. Perché il piano di riforma fiscale spaventa chi ricco non è, specie la classe media. C'è chi sostiene che se Trump si sentisse forte, potrebbe sfidare l'inchiesta e licenziare Mueller o usare il perdono presidenziale addirittura preventivo. Ora si apre una falla rischiosa. Vedremo chi riuscirà a mangiare i tacchini e chi no. Sono due: Thanksgiving, 23 novembre, e Natale. Per tradizione, i presidenti graziano un tacchino a Natale. Lo chiameranno Donald?
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