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Francesco traghetta la Chiesa oltre la guerra fredda

L'obbiettivo Ŕ archiviare i conflitti sulla teologia della liberazione

Iacopo Scaramuzzi 08/09/2017

Papa Francesco Papa Francesco C’è una pace nella pace che Papa Francesco può siglare nel suo viaggio in Colombia. Il Paese ha raggiunto un accordo tra Governo e guerriglieri delle Farc che pone fine a oltre mezzo secolo di violenze (260mila morti, 45mila desaparecidos e 6,9 milioni di sfollati). Francesco ha discretamente favorito, insieme a Cuba, Norvegia e Cile, questo storico traguardo: tutt’altro che facile da raggiungere e molto delicato da attuare. Ma, forse meno visibile, c’è un’altra guerra che deve terminare, ed è quella interna alla Chiesa colombiana. Negli anni della “violencia” la Chiesa era schierata con conservatori e latifondisti contro liberali, imprenditori e banchieri. Negli Anni Sessanta, sul fronte opposto, il secondo gruppo guerrigliero marxista dopo le Farc, l’Esercito di liberazione nazionale (Eln), fu fondato, tra gli altri, dal sacerdote Camilo Torres, teologo della liberazione.
 
Negli Anni Ottanta Giovanni Paolo II, Papa polacco irriducibilmente ostile al comunismo, contrastò con tutte le sue forze la teologia della liberazione, promosse in America latina vescovi conservatori, chiamò a Roma per aiutarlo nell’opera di normalizzazione due cardinali colombiani, Dario Castrillon Hoyos, oggi in pensione, e il defunto Alfonso Lopez Trujillo, acerrimo nemico del vescovo martire Oscar Romero, grazie a Francesco, oggi beato. Bergoglio è il Pontefice che può archiviare definitivamente la guerra fredda nella Chiesa latino-americana, e in quella mondiale. Non ha mai sposato la teologia della liberazione, né tanto meno il comunismo, ma la sua insistenza sui mali del capitalismo, la crisi ecologica e l’accoglienza degli immigrati lo rende gradito a quel cattolicesimo progressista che nel subcontinente ha solide radici. Ha avvertito i vescovi colombiani: “Lasciatevi arricchire da quello che l’altro può offrirvi e costruite una Chiesa che offra a questo Paese una testimonianza eloquente di quanto si può progredire quando si è disposti a non rimanere nelle mani di pochi”. 
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