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Tra Meloni e Orsini una sintonia fondata sull'alibi Europa

Concorrenza e Pnrr tra i grandi assenti all'assemblea Confindustria

Claudio Di Donato 27/05/2026

Tra Meloni e Orsini una sintonia fondata sull'alibi Europa Tra Meloni e Orsini una sintonia fondata sull'alibi Europa Sul palco dell’assemblea annuale di Confindustria è andata in scena la sintonia tra la premier e gli industriali nell’indicare le cause della crescita anemica dell’Italia e della progressiva perdita di competitività della manifattura nazionale. E sul banco degli imputati c’è l’Europa, che dovrebbe fare “meno e meglio” e abbandonare l’approccio ideologico sulla transizione che si traduce in un grande sostegno alla concorrenza sleale della Cina.  Nella relazione di Orsini e nell’intervento di Meloni, si leggono con chiarezza le responsabilità degli altri ma nulla sulle proprie, poco sulle proposte per invertire la rotta. Nel richiamo al coraggio e alla responsabilità c’è molta retorica: sono due ingredienti necessari ma non sufficienti per rispondere alle sfide. E nei due interventi si colgono molte assenze. I costi energetici sono un’emergenza ma crediamo veramente che il problema si risolve sospendendo gli ETS invece che somministrare robuste dosi di concorrenza a uno dei mercati simbolo della rendita? La concorrenza continua a rappresentare il lato debole del sistema Italia, dall’energia a tutti i servizi a rete, dalle banche alle assicurazioni, dai servizi alle imprese. E cosa dire del ricco mercato degli appalti pubblici dove la concentrazione è la regola? 
 
Confindustria propone di destinare 20 miliardi a istruzione, sanità e crescita ma la questione non riguarda la dimensione delle risorse (vedi Pnrr) piuttosto come si spendono. Transizione 5.0, riforma e potenziamento degli ITS avevano a disposizione quasi 9 miliardi e in larga parte non sono stati impiegati. La burocrazia europea non scherza, ma quella italiana è da primato mondiale. L’Europa ha molte responsabilità ma l’affondo di Meloni e Orsini non spiega il differenziale di crescita tra Italia e media UE, la stagnazione salariale (nonostante il taglio del cuneo e i 100 euro di Renzi-Conte). Sarebbe opportuno il debito comune ma vedendo la gestione dei 200 miliardi del Pnrr qualche perplessità è legittima. Sarebbe essenziale un avanzamento dell’integrazione europea, il completamento del mercato unico. Ma sono poco credibili le critiche a Bruxelles che arrivano da un paese che non brilla per proposte riformiste ma vanta il primato di richieste di deroghe ed eccezioni.
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