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Stellantis e la svolta di Filosa

Pragmatismo, neutralità tecnologica e fabbriche sottoutilizzate aperte ad altri produttori

Claudio Di Donato 22/05/2026

Stellantis e la svolta di Filosa Stellantis e la svolta di Filosa Il piano al 2030 di Stellantis segna una forte discontinuità rispetto all’impostazione dell’era Tavares. Quello presentato ieri dal ceo Filosa più che un piano industriale è un “ritorno al pragmatismo”: meno ideologia sull’elettrico, più attenzione alla redditività, alla saturazione degli impianti e ai marchi realmente profittevoli. Stellantis decide di muoversi controcorrente rispetto ad alcuni competitor come Volkswagen e Renault. Tra gli elementi più interessanti del piano, la fine del “tutto elettrico subito”, quasi a voler recuperare a qualsiasi costo i ritardi accumulati. La scelta di Filosa è elettrico dove il mercato lo assorbe, ibrido dove conviene e termico dove resta profittevole. Un approccio che riduce i rischi industriali in una fase in cui la domanda europea EV cresce meno del previsto. Altra novità riguarda la gestione dei marchi. Stellantis smette, implicitamente, di trattare tutti i 14 brand allo stesso modo. Concentrare il 70% dei 60 miliardi di investimenti sui marchi forti (Jeep, Ram, Peugeot, Fiat) è una scelta innovativa nella storia del gruppo italo-francese. Significa meno dispersione e più concentrazione sui marchi che generano margini. 
 
Ma l’aspetto più innovativo del piano è l’idea di utilizzare gli impianti sottoutilizzati per produrre anche per altri gruppi. Un modo per ridurre i costi fissi, evitare le chiusure traumatiche, generare nuove entrate e trasformare Stellantis in una piattaforma industriale europea. Un obiettivo ambizioso è il taglio dei tempi di sviluppo da 40 a 24 mesi. Ma e’ necessario per affrontare la sfida con i cinesi. Filosa ha compreso che il problema non è solo il motore elettrico, ma il tempo industriale e la forza dell’automotive cinese sono gli aggiornamenti continui, costi di sviluppo bassi e cicli di prodotto rapidissimi. Nel piano, infine, c’è la consapevolezza che crescita e margini attesi arriveranno soprattutto dal Nord America, mentre l’Europa resta l’area più fragile del gruppo con meno crescita e soprattutto bassa redditività. A Filosa va riconosciuta una visione, una strategia chiara. Stellantis non sarà una tech company tipo Volkswagen, non segue il modello Renault sull’elettrico. Punta molto sulla neutralità tecnologica (come Toyota) e sull’accelerazione dei tempi di sviluppo (come BYD) per candidarsi ad essere il costruttore più redditizio nella fase di transizione. La sfida è impegnativa, ma almeno sull’asse Torino-Parigi è tornato il pragmatismo di Marchionne.
 
 
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