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Regole europee, problemi italiani e crisi energetica

La richiesta di sospensione del Patto di stabilità

Andrea Boitani 29/04/2026

Regole europee, problemi italiani e crisi energetica Regole europee, problemi italiani e crisi energetica La richiesta di sospensione del nuovo Patto di stabilità europeo entrato in vigore nel 2024 (di cui non sono stato un sostenitore) mi sembra malamente motivata. Diciamo subito che la questione del deficit al 3,1% certificato dall’Istat (sottoposto a ignobili attacchi) per il 2025 non c’entra niente. Il governo aveva scelto di fare il primo della classe impegnandosi a rientrare dalla procedura per deficit eccessivo (pde) già nel 2025. Ma secondo le regole europee la chiusura della pde sarebbe dovuta avvenire a fine 2026. Inoltre, l’essere sotto pde consente al governo di evitare la riduzione di un punto percentuale annuo del rapporto debito/Pil, riduzione che, comunque il governo italiano non si è dimostrato in grado di realizzare. E non è vero che un Paese in pde non possa chiedere di attivare la clausola sulle spese per la difesa, che consente di escluderle per quattro anni, fino all’1,5% del Pil, dal computo del deficit. Il Belgio, in pde come l’Italia, ha chiesto e ottenuto l’attivazione della clausola.
 
La crisi energetica è un motivo più serio. Ma solo se durerà nel tempo e si renderanno necessari interventi di lungo termine per garantire l’accesso all’energia a prezzi calmierati dei ceti più deboli e delle attività produttive più energivore. Cosa che richiede anche un cambiamento profondo nell’approccio regolatorio ancora oggi in vigore. Goffo pretendere la sospensione del Patto per finanziare la costosa e inutile riduzione delle accise sulla benzina (che favorisce i proprietari di auto di lusso che consumano di più), mente il prezzo reale della benzina era, prima dell’affrettato provvedimento, ai minimi dal periodo del Covid e, quindi, ai livelli più bassi degli ultimi venticinque anni. Più serio sarebbe, semmai, chiedere di rivedere i vincoli del Patto per consentire di anticipare grandi investimenti per la transizione energetica e ridurre la dipendenza europea (e italiana in particolare) dai combustibili fossili. Ma possiamo credere che l’attuale governo sia capace di rinnegare la propria posizione di freno della sempre più necessaria e urgente transizione energetica?
 
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