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Distorsive le norme su banche, assicurazioni, sgr, sim

Molto meglio una seria spending review o una piccolissima tassa su tutte le società con profitti sopra una certa soglia

Giampaolo Galli 19/11/2025

Distorsive le norme su banche, assicurazioni, sgr, sim  Distorsive le norme su banche, assicurazioni, sgr, sim Anche quest’anno, il settore finanziario è oggetto di un coacervo di norme il cui unico scopo è quello di trovare coperture per la manovra di bilancio. Come ha detto il governatore Panetta, la manovra “non comporta rischi di instabilità finanziaria” (e ci mancherebbe!), ma– aggiungiamo noi –norme improvvisate e prive di una logica di sistema producono effetti distorsivi.  Il principale fra questi è che scoraggiano l’investimento negli intermediari finanziari italiani, indebolendone la solidità finanziaria e la capacità di competere a livello internazionale. Ulteriori distorsioni emergono sia tra i settori colpiti e gli altri, sia all’interno dello stesso settore finanziario, poiché le diverse misure, prive di una logica unitaria, distorcono il costo-opportunità di allocazione del capitale. L’aumento del costo della raccolta bancaria ha effetti sull’offerta di prestiti, la distribuzione forzata delle riserve accantonate indebolisce patrimonialmente le banche e potenzialmente restringe la loro capacità di erogare prestiti; l’aumento dell’IRAP riduce la redditività netta rispetto ad altri settori e si riflette sulla capitalizzazione di borsa. Il tutto in un quadro che probabilmente è destinato a cambiare senza una logica apparente nei prossimi anni, il che allontanerebbe ulteriormente gli investitori dagli intermediari finanziari italiani.
 
Soprattutto non tutti gli intermediari colpiti dalle nuove norme hanno fatto grandi profitti; non li hanno fatti tutte le banche, né tutte le assicurazioni, le sgr e le sim.  Nel complesso, le misure previste genereranno nel triennio 2026-2028 un onere per il settore finanziario di circa 11 miliardi. La stessa cifra potrebbe essere messa a bilancio con misure meno distorsive: una seria spending review potrebbe essere un’alternativa. E se proprio non si ritiene possibile tagliare la spesa, sarebbe più efficace e meno distorsiva una piccolissima tassa generalizzata su tutte le imprese o società di capitali con profitti superiori a una certa soglia. Comprendiamo che una misura del genere sarebbe più esposta all’accusa di volere aumentare le tasse (absit iniuria), ma questo è quello che accade comunque con l’attuale formulazione, anche perché è probabile che una buona parte dei maggiori costi vengano scaricati sulla clientela. La misura alternativa sarebbe meno distorsiva e ridurrebbe l’incertezza per gli investitori.
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