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L'Europa tra sovranismo, cooperazione rafforzata e fughe tecnocratiche
Forse il diritto di veto fa comodo anche ai cripto-sovranisti del Nord
Andrea Boitani 31/10/2025
Per superare l’indubbia inerzia generata dal vincolo dell’unanimità, Mario Draghi ha recentemente parlato di un “federalismo pragmatico”, in virtù del quale gruppi variabili di paesi europei possano procedere a coordinare scelte e politiche su singole questioni, anche se altri non sono d’accordo. A parte la discutibile etichetta, non c’è niente di nuovo. Le cooperazioni rafforzate sono strumenti istituzionali già previsti dai Trattati - a condizione che vi aderiscano almeno nove stati membri - e già tempo fa due premier italiani (Giuliano Amato e Romano Prodi) hanno sostenuto l’opportunità di utilizzarle più ampiamente. Se, finora, questa strada è stata poco battuta vuol dire che la volontà di cooperare è fin troppo tenue e, forse, che il vincolo dell’unanimità non fa comodo solo ai sovranisti dichiarati, ma è uno scudo anche per i tanti cripto-sovranisti dall’aria perbene dell’area germanica e del Nord Europa. Il problema, comunque, è cooperare per fare cosa. Se gli obiettivi saranno puramente tecnocratici (come potrebbero apparire quelli di Draghi), in un quadro di perduranti politiche di bilancio restrittive e di benefici solo per i ricchi e le grandi corporations, è difficile che simili cooperazioni rafforzate trovino il necessario consenso popolare ed è probabile che, anzi, alimentino e allarghino il fronte sovranista, riducendo così il numero dei paesi disposti a cooperare.
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