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La vera causa del caporalato

…sta nel regime fiscale delle imprese agricole

Riccardo Illy 08/07/2024

La vera causa del caporalato La vera causa del caporalato Ha suscitato grande sconcerto, dolore e emozione la recente morte di Satnam Singh, il lavoratore indiano 31enne che aveva perso un braccio mentre stava lavorando nei campi intorno a Latina. Sono seguite come d’abitudine svariate dichiarazioni dei politici di maggioranza e opposizione volte a affermare il consueto e vacuo principio del “mai più”, invocando la necessità di approvare nuove leggi. Alcuni giorni dopo è stata pubblicata la statistica sulle verifiche degli ispettori del lavoro sulle aziende agricole, dalla quale è risultato che il 66% usa lavoratori irregolari. La vera causa di questo fenomeno dilagante non sta però nella carenza di normative (ne abbiamo fin troppe) e nemmeno di controlli; quando la percentuale di violazioni è così elevata occorrerebbero controlli a tappeto che sono semplicemente impossibili. Bisogna invece chiedersi perché gli agricoltori sono portati a utilizzare lavoratori “in nero”, organizzati dai cosiddetti “caporali”. La risposta sta nel sistema di tassazione delle società agricole, che non sono soggette al regime ordinario bensì a quello sul reddito agricolo, basato sulla rendita catastale dei terreni. Un sistema semplificato che mira a ridurre il carico fiscale (fino a quasi annullarlo) in considerazione del servizio che gli agricoltori svolgono verso la comunità manutenendo il territorio. Non essendo tassato l’utile dell’impresa, bensì il reddito agrario, questa non ha interesse a evidenziare i costi in generale e quelli della mano d’opera in particolare. Nel mentre possono far emergere senza problemi i loro ricavi; a prescindere dalla differenza fra questi e i costi, ovvero dall’utile, la società agricola pagherà le imposte sul reddito agrario (catastale) che è fisso.
 
È chiaro quindi che l’obiettivo di queste imprese è massimizzare i ricavi, che possono portare alla luce del sole, minimizzando (fino al limite di azzerarli) i costi. I costi dei lavoratori irregolari portati dai caporali, pagati pochi euro l’ora, non verranno nemmeno contabilizzati (sempreché ci sia l’obbligo di bilancio, che le società semplici sono esentate dal presentare); tanto a prescindere dall’entità dell’utile, le imposte (da reddito agrario catastale) non cambieranno. Per chiarire ulteriormente la peculiarità di queste imprese va sottolineato che mentre un’impresa non agricola per usare lavoratori in nero deve procurarsi almeno altrettanti ricavi in nero (cosa non facile con i sempre maggiori tracciamenti dei pagamenti digitali e controlli) quella agricola non ha alcune necessità di occultare i ricavi. Tra l’altro i controlli fiscali, dal momento che non potrebbero produrre alcun aumento del reddito da tassare in quanto pre-fissato a livello catastale, non sono di interesse delle autorità finanziarie. La conclusione è che finché non verrà modificato il regime fiscale speciale per le imprese agricole il caporalato, con le sue conseguenze economiche e sociali perfino drammatiche, continuerà a imperversare.
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