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Tim, un Papa straniero (Kkr) per uscire dall'incertezza

La cessione della rete apre una nuova fase per le tlc nazionali

Claudio Di Donato 04/07/2024

Il logo di Tim Il logo di Tim Il closing della vendita della rete Tim al fondo Kkr rappresenta una svolta epocale nella tormentata storia dell'ex monopolista dalla privatizzazione ad oggi. Il fardello del debito e le vicissitudini dell'assetto proprietario, dai capitani coraggiosi a Vivendi passando per Pirelli e Telefonica, hanno impedito a Tim di essere un'azienda normale. In borsa capitalizza meno di 5 miliardi, vale a dire 5 volte meno di Telefonica e un'inezia rispetto ai 120 miliardi di Deutsche Telekom. Il fondo Kkr quindi rappresenta una sorta di "papa straniero" che dovrà dare impulso allo sviluppo delle reti ultraveloci, oltre a consentire a Tim di abbandonare l'integrazione verticale e ridurre sensibilmente l'indebitamento. Rimangono alcuni elementi da definire.
 
Il principale sarà il Master service agreement (Msa) che regolerà i rapporti tra Netco e Tim. La società ha annunciato che la durata sarà di 15 anni, rinnovabile per altri 15 e i servizi saranno resi a prezzi di mercato ma senza alcun impegno nemmeno minimo di acquisto. Sarà uno snodo rilevante e l'ha sottolineato l'Antitrust europeo che ha approvato la cessione della rete riservandosi di valutare ed eventualmente regolamentare il Msa. L'accordo determinerà una fetta consistente dei ricavi della società della rete. Il bilancio pro-forma di Netco mostra ricavi di 4 miliardi nel 2023, un margine operativo di 2,3 miliardi, un risultato operativo di 800 milioni e un indebitamento netto di quasi 5 miliardi.
 
Numeri interessanti, ma Kkr avrà bisogno di migliorarli per rientrare dell'investimento anche se il fondo non staccherà un assegno da 19-22 miliardi. Sarà la società veicolo Optics a farsi carico dell'acquisizione, per la quale ha già definito due linee di finanziamento da quasi 10 miliardi. Il resto sarà garantito da banche e investitori o dallo stesso fondo Kkr con relativo pagamento degli interessi. Per Tim la cessione della rete comporta la fine di alcuni vincoli regolatori (ad esempio la replicabilità delle offerte commerciali da parte dei concorrenti) ma è necessario il riconoscimento di Netco quale azienda che offre esclusivamente servizi all'ingrosso da parte dell'Agcom.
 
Lo Stato resterà un importante azionista, anche se per tutelare gli interessi generali, in particolare sicurezza e sviluppo delle reti, basterebbero i poteri speciali del Golden Power. E comunque il nuovo assetto è molto diverso dagli slogan sbandierati dal governo, che voleva tenere insieme la tutela di un asset strategico e la salvaguardia dei livelli occupazionali. Nel complesso, la svolta della rete innesca un profondo cambiamento nelle tlc italiane che potrebbe dare un rinnovato stimolo dopo anni di incertezza. I cambiamenti portano opportunità e anche rischi: un nuovo test sulle capacità dell'Italia.
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