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Perché l'industria soffre

Anche nel secondo trimestre produzione in calo; il confronto con la Germania

Sergio De Nardis 02/07/2024

Perché l'industria soffre Perché l'industria soffre Che succede alla congiuntura dell’industria italiana? Ovunque nell’area euro la produzione manifatturiera fa fatica a riprendersi, ma è in Italia che l’attività sembra soffrire maggiormente. L’attesa ripresa del settore industriale, in sintonia col lento recupero del commercio internazionale (Cina ed economie emergenti sono ripartite), viene rinviata trimestre dopo trimestre. Gli ultimi dati qualitativi delle inchieste relative a giugno non solo indicano che il II trimestre sarà probabilmente ancora negativo, ma soprattutto evidenziano l’assenza di sostanziali segnali di svolta nella prospettiva a breve. Anche negli altri paesi gli indicatori di fiducia sono deboli, ma da noi questi si aggiungono a una tendenza degli “hard data” che dall’inizio dell’anno risulta peggiore di quella dei partner. Perché? Facciamo il confronto con la Germania, il malato d’Europa che sta tentando qualche passo di risalita, assumendo in questo scorcio dell’anno un andamento del tutto speculare a quello italiano. Tra dicembre 2023 e aprile 2024 (ultimo dato), la nostra produzione manifatturiera è scesa del 2,7%, quella tedesca è aumentata del 2,8. Siamo dunque noi i nuovi malati? Vediamo.    
 
Non vi è un problema di competitività, tutt’altro: la moderazione salariale sta facendo viaggiare costi e prezzi in Italia a ritmi ben inferiori a quelli del partner. In effetti, export e fatturato estero non mostrano segni di arretramento sui prodotti tedeschi. Ma anche l’evoluzione del fatturato interno nei due paesi non aiuta a spiegare l’apertura della forbice nell’attività produttiva. Ciò che si sta, invece, verificando è un differente comportamento delle scorte. La produzione manifatturiera italiana non sta rispondendo alle sollecitazioni della domanda allo stesso modo che in Germania: la nostra industria, contrariamente a quella tedesca, ha preferito finora assottigliare per quanto possibile il magazzino, piuttosto che attivare produzione. Il motivo di questa diversità può rinvenirsi proprio nel più intenso ripiegamento della nostra inflazione (costi e prezzi) che comporta per l’industria italiana una stretta monetaria più severa di quella tedesca. Le scorte costano, tanto più in un ambiente di tassi di interesse reali elevati e crescenti: è quanto si sta verificando in Italia e non in Germania. In definitiva, la nostra industria, a causa delle sue virtù, sembra soffrire di più la politica monetaria che rimane stretta e pone un freno, presumibilmente più incisivo in Italia, alla ripresa del settore industriale.   
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