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Transizione 5.0 è quasi fuori tempo massimo

Niente automatismi per il credito d'imposta ma una procedura lunga e complessa

Claudio Di Donato 28/06/2024

Transizione 5.0 è quasi fuori tempo massimo Transizione 5.0 è quasi fuori tempo massimo Le imprese hanno bisogno di certezze per pianificare gli investimenti, di strumenti semplici e stabili nel tempo. Una regola spesso dimenticata dai ministeri. Basta osservare la pletora degli incentivi alle imprese, con procedure e modalità di erogazione nel segno della creatività amministrativa e con incertezza su durata e risorse. Per le PMI ci sono due strumenti particolarmente rilevanti in questo momento: Nuova Sabatini e Transizione 5.0. La prima, dalla sua introduzione, ha mobilitato 4,4 miliardi di risorse pubbliche che hanno attivato investimenti di oltre 53 miliardi da parte delle imprese. I fondi sono in via di esaurimento e servirebbero intorno ai 200 milioni per coprire l’intero 2024. Situazione che si presenta tutti gli anni a primavera. Transizione 5.0 deve ancora partire, anche se l’accordo con Bruxelles sulle modifiche al Pnrr è del settembre scorso. Manca l’ultimo decreto con relativo regolamento per fissare procedure e modalità di erogazione. Il regolamento dovrebbe superare le 100 pagine. La grande novità è che il credito d’imposta non sarà automatico. L’impresa dovrà presentare domanda, indicando gli investimenti da realizzare e il calcolo del risparmio energetico (per linea produttiva e per l’intera impresa). L’entità dell’incentivo è in relazione al minor consumo energetico.
 
Ma le complessità non finiscono qui. Nel calcolo dei consumi dovranno essere esclusi quelli delle funzioni di supporto come se ogni azienda fosse strutturata in modo identico. Inoltre il vincolo è il taglio dei consumi in termini assoluti anche per investimenti sul digitale. Se un’impresa aumenta la capacità produttiva e mantiene i consumi invariati non potrà accedervi. Lo stesso per l’impresa che intende realizzare un investimento sulla digitalizzazione ma ha già completato quello per l’installazione di un impianto fotovoltaico. Insomma, gli incentivi di Transizione 5.0 saranno sottoposti a esame da parte del Mimit (sperando che abbia una struttura dedicata allo scopo) che certificherà la validità del piano di investimento. Sarebbe stato molto più efficace confermare l’automatismo del credito d’imposta e procedere con controlli a campione. I 6,3 miliardi di Transizione 5.0 devono essere spesi entro fine 2025. Le imprese dovranno districarsi in un regolamento che combina creatività amministrativa e l’idea che un’azienda meccanica e una lavanderia industriale siano la stessa cosa.
 
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