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Se il Sud traina l'Italia

Durerà la maggior crescita del Pil meridionale?

Sergio De Nardis 27/06/2024

Se il Sud traina l'Italia Se il Sud traina l'Italia Mezzogiorno: locomotiva italiana? Tra le varie sorprese del periodo che ha avuto inizio con la pandemia, vi è anche questa. L’Istat ha comunicato la stima preliminare del Pil e dell’occupazione territoriale relativa allo scorso anno da cui emerge che l’attività economica di Sud e isole è cresciuta dell’1,3% nel 2023, contro lo 0,8% del resto del paese (0,5 il Centro, 0,8 il Nord Est e 1 il Nord Ovest), mentre l’occupazione si è incrementata del 2,5%, a fronte dell’1,6 del resto d’Italia (1,2 il centro, 2 il Nord Est, 1,5 il Nord Ovest). Ma a ben vedere non è una storia confinata al solo 2023, è nell’intero arco del quadriennio 2020-23 che la crescita del Sud sopravanza quella del Centro-Nord in termini di Pil (circa mezzo punto in più) e, ancor più per il maggior calo della popolazione meridionale, di Pil (in volume) pro capite (oltre 1 punto più delle regioni centro-settentrionali). Questa migliore performance si è sostanzialmente concretizzata nel 2020 (caduta di attività economica inferiore al resto del Paese) e, appunto, con la maggiore crescita dello scorso anno. Per quanto riguarda gli altri anni, il Pil è andato peggio nel 2021 ed è risultato pressoché in linea col resto d’Italia (il che era già una buona notizia) nel 2022. Che cosa è successo? E’ da approfondire con maggiori dati, volti anche a indagare sugli effetti delle politiche: quale incidenza ha avuto la “decontribuzione Sud”, recentemente prorogata fino a fine anno, nell’indirizzare attività produttiva verso tali zone? E come sta andando il Pnrr in queste regioni?  
 
Ma già con le informazioni a disposizione si può tentare qualche interpretazione. Sembra molto probabile che le caratteristiche della recessione della pandemia e del successivo rimbalzo contribuiscano a spiegare la sorprendente evoluzione territoriale. Lo stop completo dell’attività economica per prolungati periodi del 2020 ha probabilmente inciso maggiormente al Nord, dove più ampia è la produzione del settore privato (servizi e beni) colpito dalle chiusure. Al contempo, il rimbalzo post-pandemia trainato dalla domanda interna, con il contemporaneo indebolimento di quella estera, ha favorito relativamente le regioni meno orientate all’esportazione, per le quali maggiore è la rilevanza del mercato domestico. In connessione a questo aspetto, è stato soprattutto il settore delle costruzioni a sospingere l’attività economica meridionale, espandendosi a ritmi ancor più accentuati rispetto a quelli già molto elevati del resto del Paese (circa 5 punti in più in termini di valore aggiunto tra il 2019 e il 2023). Come nel resto d’Italia, sono stati i sussidi a favorire il boom (superboom al Sud) di questo settore (peraltro ancora da valutare nella precisa entità con dati completi dei conti nazionali). Questi elementi conducono quindi a cautela nell’ estrapolare al futuro le recenti tendenze. Il rallentamento delle costruzioni per la diminuzione drastica degli incentivi e il recupero della manifattura per il traino della ripresa (auspicata) della domanda estera cambiano i parametri del quadro macroeconomico rispetto agli ultimi anni, non a favore del meridione. Certo, resta da verificare se (e quando) le misure per il Sud comincino a produrre effetti di qualche significatività.   
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