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Le macerie politiche del Superbonus

Gli allarmi delle associazioni di categoria

Claudio Di Donato 24/06/2024

Le macerie politiche del Superbonus Le macerie politiche del Superbonus La storia del Superbonus è utilissima per comprendere logiche e dinamiche della politica che predilige le percezioni e i titoli rispetto alle analisi e i contenuti. L’incentivo deciso dal Conte II si è trasformato in uno strumento di propaganda, un alibi per la spesa pubblica, fonte di fake news grossolane come lo scandalo delle truffe sui diversi bonus edilizi (quelle per il 110% sono state quasi marginali) o lo Stato che paga le ristrutturazioni delle ville dei ricchi (un’unità immobiliare indipendente molto spesso non è una villetta). Anche sul costo netto sarebbe auspicabile una seria rendicontazione, ma non servono analisi approfondite per stimare che almeno il 60% delle risorse impiegate è tornato direttamente nelle casse dello Stato, senza tener conto degli oltre 20 miliardi di redditi dei nuovi occupati. Il Superbonus non è nemmeno la misura più costosa, primato che spetta agli 80-100 euro di Renzi e Conte.
 
Soltanto dalle associazioni delle imprese, dalle grandi alle micro, in questi quattro anni sono arrivare considerazioni serie sul sistema degli incentivi all’edilizia. Ultima in ordine di tempo la presidente dell’Ance Federica Brancaccio che ha ribadito le storture e gli elementi positivi del Superbonus. Incentivo troppo generoso, certo, ma anche quello più efficace a raggiungere i territori più poveri del Paese (circa il 37% è andato nel Mezzogiorno contro una media degli incentivi che sfiora il 15%). Si poteva e doveva correggere per renderlo più efficace e mirato e più sostenibile per le casse pubbliche. Operazione fallita, nonostante 283 modifiche all’impianto normativo. L’exit strategy semplicemente non è stata presa in considerazione e alcuni brillanti ministri hanno sostenuto che imprese e cittadini non dovevano preoccuparsi perché il Pnrr avrebbe preso il posto del Superbonus, senza considerare che riqualificare un condominio è cosa ben diversa dal costruire un ponte. Il Superbonus, insomma, ha prodotto macerie politiche. L’ossessione verso il 110% ha spinto il governo a votare contro la direttiva per le case green, sostenendo che è “una tassa dell’Europa”, e ciliegina sulla torta gli incentivi edilizi dal 2025 non avranno più deroghe e torneranno al 36% e al 30% dal 2028. Se a questo si unisce il sistema strampalato degli incentivi all’automotive, i ritardi sulla rete per le colonnine di ricarica e la procedura farraginosa per Transizione 5.0, il risultato è che non si scorge una strategia coerente di politica industriale, ma si vive alla giornata.
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