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La crescita del Pil potenziale

Ma molti analisti trascurano questo indicatore

Sergio De Nardis 03/06/2024

La crescita del Pil potenziale La crescita del Pil potenziale Diversi analisti non vedono o, se vedono, non credono alle recenti stime (Commissione Ue e Ocse) circa la crescita potenziale italiana all’1%, superiore alla Germania e in linea con la Francia. Gli stessi osservatori, però, davano credito alle stime di queste organizzazioni quando situavano il nostro potenziale, prima della pandemia, allo "zero virgola". E' quindi da chiedersi perché si ritiene che quelle istituzioni avessero ragione allora e torto oggi. Una spiegazione è che l'1% venga considerato del tutto passeggero, un fuoco fatuo e quindi non rilevante: si tornerà verso zero non appena si sarà esaurito il Pnrr. E, di regola, viene citato in proposito il documento di fine missione (article IV) del Fmi circa i rischi, post-investimenti, per il potenziale italiano. Anche se poi quell’allarme non sembra trovare riscontro nelle effettive stime macro di questa istituzione che prospetta, nel 2026-2030, un rafforzamento, non un abbassamento del potenziale. Le considerazioni finali di Panetta consentono di dirimere questi dubbi? Nelle parole del governatore si legge delle caratteristiche della ripresa italiana degli ultimi anni superiore alle previsioni, sospinta tanto dalle politiche economiche espansive, quanto dalla ristrutturazione del tessuto produttivo: investimenti non solo edilizi, automazione manifatturiera, export superiore ai partner europei, occupazione trainata dal tempo indeterminato.
 
Sembrano caratteristiche abbastanza solide, tali da sostanziare il maggior potenziale correntemente stimato che non si configurerebbe, dunque, come un fuoco fatuo.  E' la prospettiva di più lungo periodo (oltre il 2030) a essere offuscata dal calo demografico che inciderà se partecipazione al lavoro e produttività non si innalzeranno dai livelli attuali. Qui è la sfida rispetto a cui vi sono margini di miglioramento, purché anche le politiche (immigrazione, lavoro, innovazione) si muovano nella giusta direzione. Intanto, però, non si dovrebbe trascurare ciò che è stato conseguito in questi anni, almeno sotto due aspetti. Il primo è che l’accelerazione della crescita dell’ultimo periodo, alla base dell’irrobustimento del potenziale, ha contribuito a rendere più veloce la ripresa del tenore medio di vita italiano (Pil pro capite) in confronto con le attese (6-7 anni di anticipo rispetto alle previsioni del Fmi). E’ sorprendente che ciò venga considerato irrilevante. Il secondo aspetto è che le ultime stime della Commissione consentono comunque all'Italia di affrontare le nuove regole europee riguardo alla dinamica del debito in una posizione meno sfavorevole rispetto a qualche anno fa, quando la crescita potenziale era di 0,1%. Il percorso della finanza pubblica resta complesso, ma non lo sarebbe stato meno con un debito/pil di alcuni punti più basso e un'evoluzione dell’economia in linea con i deludenti standard di crescita pre-pandemia.    
 
 
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