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Ma il Pnrr migliorerà la vita di noi cittadini?

Manca ancora il controllo sugli effettivi benefici di riforme e investimenti: il caso della giustizia

Alberto Heimler 17/05/2024

Ma il Pnrr migliorerà la vita di noi cittadini? Ma il Pnrr migliorerà la vita di noi cittadini? L’interesse principale nella valutazione del PNRR è che i progetti previsti siano stati avviati e che la spesa proceda coerentemente al cronoprogramma. Il controllo è necessario perché il PNRR ha come scadenza il 2026 e tutto quanto promesso deve essere concluso per quella data. Gli ultimi dati disponibili al riguardo sono incoraggianti. Ma tutto questo è sufficiente? A mio parere no. Infatti, se guardiamo al Paese e cerchiamo conferma della modernità della sua Amministrazione, niente purtroppo sembra cambiato. In un mio recente articolo su InPiu’ suggerivo che l’avanzamento tecnologico e l’innovazione devono essere utilizzati per rendere la Pubblica Amministrazione più efficiente a beneficio dei cittadini e delle imprese. E’ il beneficio esterno che conta. E invece questo controllo che è veramente essenziale non viene quasi mai fatto. Anche perché manca in Italia l’Office of Management and Budget americano, uno dei compiti del quale è garantire che ogni riforma non solo produca benefici per cittadini e imprese, ma anche che questi benefici siano massimizzati.
 
Una questione che il PNRR deve affrontare è la riforma della giustizia. Anche qui occorrono  soprattutto  interventi riorganizzativi e caratterizzati da investimenti relativamente modesti e volti per esempio a: 1) ridurre il numero di procedimenti penali avviati (distinguendo tra violazioni di legge da perseguire e violazioni di carattere etico legate alla scarsa integrità delle persone da far decadere); 2) rendere l’accesso alla Corte di Cassazione discrezionale e con giudizio insindacabile (quando effettivamente la norma giuridica richieda un’interpretazione autentica); 3)  introdurre sistemi manageriali nella gestione dei tribunali e istituire un sistema di incentivi di carattere premiale per i giudici (così da favorire l’assorbimento del contenzioso e ridurre drasticamente la durata dei procedimenti, soprattutto civili). Infine, occorrerebbe: 4) depenalizzare i reati di opinione e tutto quanto possa essere sanzionato con altri mezzi (sanzione amministrativa, mancata carriera, stampa, ecc.). In questo modo si potranno liberare i tribunali e garantire che chi commette un reato lieve e viene condannato a pene detentive modeste vada effettivamente in carcere. Sarebbe un’efficace deterrenza per molti reati dei cosiddetti colletti bianchi, oggi praticamente impuniti. 
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